Un altro anno da Dragone

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di Redazione 22 Dicembre 2009 | 11:45
Lunga vita al Drago, che si avvia a chiudere il 2009 con una crescita probabilmente superiore al 9 per cento: merito degli stimoli all’economia, 550 miliardi di euro che hanno ridato slancio alla locomotiva.

di Ugo Bertone

Stimoli che, ha garantito la Conferenza degli economisti di Pechino alla presenza dello stesso presidente Hu Jintao, saranno confermati anche per il 2010, l’anno della Tigre.
Lunga vita al Toro, sotto la protezione della Grande Muraglia: l’indice Hang Seng galoppa verso un rialzo, a fine anno, attorno all’80 per cento. E i gestori occidentali fanno la fila per ottenere la qualifica di QFII che sta per Qualified Foreign Institutional Investor, la patente necessaria per comprare e vendere azioni e bond direttamente sul mercato di Shangai, riservato agli investitori di casa. Non è affatto facile assicurarsi il permesso. Per questo i grandi fondi hanno accolto con grande entusiasmo la notizia che le autorità di Pechino hanno deciso di concedere cinquanta licenze per il 2010. “Una grande occasione – commenta da Shangai l’analista di Z-B Peter Alexander – perché è probabile che sarà l’ultima apertura prima del Congresso del 2012 che sancirà il ricambio generazionale alla guida del Paese e del partito”. Questo, ben s’intende, vale per chi ha la fortuna (e l’onere) di gestire un portafoglio miliardario. Ma gli altri? Tanti numeri in arrivo dalla Cina suggeriscono cautela: il boom del mercato immobiliare (+79% i volumi degli scambi, +15% circa i prezzi); l’impennata delle vendite delle auto (+39% da inizio anno, +100% a novembre); le avvisaglie, soprattutto, della corsa dei prezzi (+15% in una settimana alcuni beni alimentari base per la dieta locale) che potrebbero consigliare di anticipare la stretta. Infine, le forti pressioni internazionali per la rivalutazione dello yuan, circostanza che potrebbe frenare la corsa dell’export.
La sensazione, però, è che la corsa possa continuare, almeno fino alla prima metà del 2010, con grande soddisfazione per i detentori di Etf e fondi China. Per più motivi.
(1) Le dimensioni potenziali del mercato interno. Ad inizio 2009, per esempio, gli esperti ritenevano che l’industria dell’auto cinese fosse sovradimensionata. Al contrario, la crescita della domanda è stata più rapida di quella dell’offerta. (2) La situazione del mercato immobiliare. Nonostante il boom di acquisti e l’aumento dei prezzi, l’offerta di appartamenti è ancora inferiore alla domanda. È vero che, per evitare la bolla, le autorità stanno riducendo gli incentivi sui mutui ma, in parallelo, si è deciso di concedere il visto di residenza in molte piccole e medie città della costa che accoglieranno così milioni di ex contadini, spalmando il boom del real estate al di là dei confini di Shangai, Pechino e Guangzhou. (3) L’obiettivo minimo del governo è di garantire un credito complessivo all’economia di 8-9000 miliardi di yuan (poco meno di mille miliardi di euro), ma facile che, come è già accaduto lo scorso anno, sarà necessario sforare di un 15-20% per creare i 24 milioni di posti di lavoro indispensabili per evitare l’aumento della disoccupazione. Uno sforzo monetario di questo tipo, secondo gli economisti di Pechino, sconsiglierà il governo dal cedere alle richieste di rivalutazione. Intanto, per scoraggiare la speculazione sulla moneta, è stata imposta una tassa sugli acquisti immobiliari da parte di non residenti.
(4) La previsione cinese è che, da luglio, la Fed inizierà a rialzare i tassi alleggerendo la pressione speculativa per uno yuan forte. E così, forte di 2.200 miliardi di riserve in dollari di un rapporto debito/Pil del 46% soltanto, la locomotiva cinese potrà macinare nuovi record a vantaggio della Borsa. A meno che non esploda l’inflazione, costringendo il governo alla temuta stretta.
Ma di questo si parlerà solo in primavera.

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