Emerging Markets…meglio con gli ETF

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di Redazione 3 Febbraio 2010 | 07:21
Posizionarsi sulle Borse dei mercati emergenti rappresenta un’interessante opportunità in ottica di medio lungo termine. Ma occorre prestare attenzione anche allo strumento finanziario da utilizzare: noi suggeriamo un ETF.

Posizionarsi sulle Borse dei mercati emergenti rappresenta un’interessante opportunità in ottica di medio lungo termine. Ma occorre prestare attenzione anche allo strumento finanziario da utilizzare: noi suggeriamo un ETF.
Emergono almeno due buone motivazioni che fanno preferire gli ETF ai fondi comuni. La prima riguarda i costi.
Il TER medio 2008 dei fondi comuni azionari Paesi emergenti si è attestato al 2,61% contro lo 0,75 degli ETF di categoria: per un investimento di cinque anni, l’orizzonte temporale consigliato per un prodotto di questo tipo, il TER complessivo di un fondo raggiunge il 13,75% mentre quello medio di un Etf non va oltre il 3,8%.

La seconda motivazione riguarda il rischio – opportunità della gestione attiva.
Infatti, se è vero che al’interno della categoria dei fondi azionari emerging market si possono rintracciare gestori capaci di fare meglio sia della media di mercato e sia degli ETF, è altrettanto vero che non sempre questi money manager riescono a confermarsi negli anni e, soprattutto, non è esercizio semplice per l’investitore individuarli: per farlo, occorrono infatti informazioni dettagliate e costantemente aggiornate e, soprattutto, molto tempo da dedicare per controllare l’effettivo valore aggiunto del gestore piuttosto che la sua eventuale sostituzione.

Va da sé che la scelta di prediligere ETF che replicano indici costruiti sulla base dei fondamentali, quali i FTSE RAFI, è legata ad una ricerca di risultati non legati strettamente al mercato, ma alla solidità delle aziende selezionate.

Utilizzando i fattori fondamentali, piuttosto che il peso negli indici a capitalizzazione, si riesce ad approfittare dei movimenti dei prezzi, riducendo la partecipazione in costituenti le cui quotazioni sono aumentate in misura abnorme per movimenti anche speculativi di mercato: in parallelo viene invece incrementata l’esposizione in società i cui prezzi sono rimasti indietro senza alcuna motivazione collegabile ai fondamentali aziendali. Inoltre, resta simile la liquidità e la capacity rispetto a quelle offerte dagli ETF legati a indici a capitalizzazione di mercato mentre è più contenuta la varianza del portafoglio sottostante. E, soprattutto, gli ETF basati su indici ponderati in base ai fondamentali, offrono l’opportunità di realizzare rendimenti superiori agli ETF basati su benchmark ponderati sulla capitalizzazione di Borsa. Infatti, in base alle analisi dell’Ufficio studi di RAFI, che hanno applicato in modo rigoroso il metodo degli indici sui fondamentali dal 1985 a oggi, si può constatare che l’extra rendimento ottenibile rispetto agli indici tradizionali che adottano il metodo a capitalizzazione è compreso tra il 2% e il 4% annuo con picchi, relativamente ai mercati meno efficienti come le Borse dei Paesi emergenti, superiori ai 10 punti percentuali.

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