Pronti a fare 13

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di Redazione 20 Dicembre 2010 | 14:00

Per avere una panoramica sul mercato degli Etf e sulle strategie di State Street nel Belpaese, abbiamo intervistato il managing director per l’Italia, Danilo Verdecanna (nella foto), che ci ha spiegato quante potenzialità ancora inespresse abbia il mercato degli Etf nel Vecchio Continente e quanto State Street abbia intenzione di espandersi in Italia e in tutta Europa.

Qual è la vostra offerta per gli Etf?
State Street Global Advisors gestisce nel mondo circa 200 miliardi di dollari. Siamo il secondo gestore al mondo dopo iShares e siamo stati in assoluto il primo gestore a lanciare un Etf sul mercato sullo S&P 500 con un gestito di 70 miliardi di dollari. Tra il mercato Usa e quello europeo degli Etf c’è però una discrepanza da sottolineare. Abbiamo sviluppato molto il mercato statunitense, quelle europeo no. Dal 1993 in poi negli Stati Uniti il marchio Spider è diventato molto riconoscibile mentre in Europa il mercato degli Etf, è arrivato diversi anni dopo, tra il 2000 e il 2001. Per evitare dunque di “inquinare” il marchio americano, abbiamo deciso di creare una piattaforma nuova con 13 Etf. Ora però nel 2010 la società ha deciso di adottare una strategia comune non più dunque su un singolo mercato ma a livello globale. In Europa però dobbiamo recuperare. La nostra gamma attuale Ucits III compliant armonizzata, che stiamo per registrare e quotare in Italia entro il gennaio del 2011, è composta da 13 Etf. C’è un MSCI Europe, un MSCI Europe Small Cap, un indice olandese e i dieci settoriali del MSCI Europe. Mi rendo conto che 13 Etf, davanti a colossi come Lyxor, iShares e Deutsche Bank che hanno tra gli 80 e i 100 Etf, siano ancora pochi ma nel primo trimestre 2011 lanceremo nuovi prodotti.

Come cambia, nel dettaglio, la vostra strategia?
Prima di tutto le strategie commerciali verranno incrociate con quella statunitense ma per essere appetibili sul mercato dobbiamo migliorare la nostra offerta. Acquisiremo nuovi team sia per l’Italia ma anche all’estero dedicati interamente agli Etf e alla condivisone con gli Stati Uniti di ricerca e marketing.

Quali saranno i nuovi prodotti che lancerete?
Ora è ancora presto per parlarne. Sicuramente saranno Etf cosiddetti “me too”, di quelli cioè che hanno anche altri e li lanciamo perché il mercato degli Etf è molto concentrato su pochi indici quindi dobbiamo cominciare a colmare il gap con i competitor. Poi potremo concentrarci su prodotti satellite anche se all’inizio ci concentreremo su prodotti core.

Qual’è la sua opinione sul mercato degli Etf italiano?

Prima di tutto siamo indietro dal punto di vista cronologico. Ma non solo. Negli Stati Uniti ci sono circa 800 Etf quotati con masse di circa 600 miliardi di dollari mentre in Europa ci sono 900 Etf quotati e 200 miliardi di dollari. Quindi in Europa c’è un terzo delle masse e più prodotti. Questo dovuto al fatto che negli Usa hai un mercato nato, sviluppato e portato avanti dagli asset manager con Vanguard, PowerShares, iShares e State Street Global Advisors. Sul mercato europeo ci sono Lyxor, Deutsche Bank Trackers, Amundi, tutte società che derivano da banche di investimento e hanno un approccio diverso dal gestore. Inoltre, visti i circa 200 miliardi di masse, essendo il business degli Etf un business che lavora su pochi margini ed elevati asset, mi aspetto che il mercato europeo si consoliderà ulteriormente. Il numero di gestori e di Etf su piazza non è giustificato dalla profittabilità che può offrire il mercato. Credo che in poco tempo assisteremo ad aggregazioni, alcuni chiuderanno e le raccolte verranno distribuite tra i gestori più grandi.

Qual’è la situazione attuale dei vostri prodotti?
I nostri Etf hanno un miliardo di massa circa. Noi in Italia non siamo registrati e quotati quindi non li stiamo proponendo. Quando saremo registrati potremo fare marketing proattivo.

In quali mercati europei siete presenti?

Siamo listati sul mercato francese e dall’8 novembre siamo quotati anche in Germania con Banca Imi come “sponsor”.

Qual è il mercato di riferimento in Europa?

Direi Inghilterra, Francia, Germania, Spagna e Italia. L’Italia è uno dei mercati più promettenti con 17 miliardi di gestito e tassi di crescita a doppia cifra da diversi anni a questa parte.

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