Certificati – Un investimento “democratico”

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Avatar di Redazione 17 Febbraio 2011 | 13:30
A sostenere la diffusione dei certificates, emerge il ruolo chiave delle reti

di Rosaria Barrile

Prodotti sofisticati, ma trasparenti e in grado di rispondere alla richiesta di una platea di investitori più ampia rispetto a quella abitualmente servita dai private banker. I certificati consentono di cogliere le tendenze del momento con un livello di esposizione al rischio inferiore rispetto all’investimento diretto in azioni. E per questo motivo sono sempre più presenti nei portafogli della clientela con un’ottica di medio termine. È questa l’opinione di Christophe Grosset, responsabile prodotti quotati di Unicredit Corporate & Investment Banking. “Fino a pochi anni fa il prodotto era prevalentemente utilizzato dai trader on line e dai private banker. Oggi possiamo dire in un certo senso che lo strumento, per quanto sofisticato, si è “democratizzato”. I certificati, infatti, in quanto tali non hanno una struttura complicata o poco comprensibile. Anzi, uno dei vantaggi offerti dal prodotto è che non prevede margini di soggettività. Alla base del loro funzionamento ci sono infatti parametri e formule ben precise”, commenta Grosset. Caratteristiche che consentirebbero ai certificati di rispondere pienamente ai requisiti di chiarezza ribaditi a più riprese dalla Consob che nelle scorse settimane ha provveduto a “bacchettare” alcune emittenti di bond bancari. Nello specifico, la Commissione aveva lamentato scarsa trasparenza nei messaggi pubblicitari per i bond che giungono sul nostro mercato con prospetto informativo “passaportato” secondo la normativa europea. A essere contestata è la scarsa evidenza che viene data ai rischi dell’investimento e l’eccessivo risalto con cui vengono comunicati i rendimenti e i possibili guadagni. “Rispetto ad altri prodotti”, precisa Grosset, “i certificati possono offrire maggiore trasparenza sia termini di prospetto informativo sia di costi. Il fatto che siano quotati su Sedex e su Cert-x fa sì che l’investitore possa liquidare l’investimento quando lo ritiene opportuno così come raccomandato dalla Consob”. Sicuramente è importante per questo tipo di strumento continuare a investire nella formazione delle reti, motivo per cui Unicredit e altri emittenti hanno deciso di lavorare insieme nell’ambito della Acepi. Oggi, tuttavia, rispetto a soli tre anni fa, ci troviamo di fronte a reti distributive molto più preparate e attrezzate: lo dimostra il fatto che la size media delle operazioni in questi anni è cresciuta (vedi articolo sotto). In pratica, i certificati sono ormai entrati a pieno titolo a far parte del catalogo prodotti del promotore. “Il mercato oggi è molto aperto e le reti, che hanno acquisito una maggiore dimestichezza con il prodotto, possono scegliere gli emittenti più interessanti mettendoli in competizione tra loro”, continua Grosset. E saranno proprio le reti nel 2011 a trainare ancora la diffusione del prodotto: “Il valore aggiunto del promotore è quello di saper inserire i certificati nel portafoglio del cliente al momento giusto. Dall’altra parte, lo sviluppo e l’ampio numero di certificati oggi disponibile permette al consulente di proporre un investimento a medio termine di cui il cliente sente il bisogno. Secondo noi, ci sono ancora spazi per incrementare la diffusione del prodotto: i certificati a capitale condizionatamente protetto, che hanno guidato il mercato nel corso dell’ultimo anno, potranno crescere ancora. Via via però, potremmo assistere a uno spostamento dai prodotti che staccano “coupon”, a quelli che consentono di ottenere una maggiore performance in quanto tale”, conclude il manager.

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