Etf – L’importanza di essere Invesco

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di Redazione 6 Maggio 2011 | 11:00
Sergio Trezzi, managing director – country head di Invesco in Italia racconta il ricco cammino di crescita della società sul nostro territorio. Un’avventura che potrebbe regalare in futuro nuove importanti sorprese.

Dott. Trezzi, come si è sviluppata negli anni la vostra presenza in Italia e quali sono state le tappe più rilevanti?
La prima data fondamentale per Invesco è il 1997, anno di inizio delle attività in Italia con l’apertura di un ufficio di rappresentanza. Il 1999 è stato l’anno della svolta in quanto, identificato il mercato italiano come una delle principali opportunità di crescita di investimento in Europa, è stato deciso di creare una vera e propria “business unit”, capace di mettere a disposizione della clientela locale tutte le ampie risorse di un’organizzazione globale, dai prodotti ai servizi. È di quel periodo la decisione di creare una SGR italiana dove, accanto al team commerciale, ci fossero anche un team di marketing, un ufficio legale e un gruppo dedicato al supporto alla clientela. E soprattutto un team di investimento basato a Milano per offrire prodotti domestici come le GPF. Con l’entrata in vigore nel 2005 delle disposizioni della Ucits III e l’introduzione del cosiddetto “passaporto europeo” per le società di gestione armonizzate, Invesco ha voluto razionalizzare la propria compagine amministrativo legale, costituendo una SGR europea attiva nei vari paesi tramite succursali. In Italia è stata creata ufficialmente ed autorizzata dalla Banca d’Italia nell’agosto 2005. Infine nel dicembre 2007 Invesco ha quotato su Borsa Italiana la sua gamma di Etf (Invesco PowerShares) evidenziando una chiara lungimiranza strategica di sviluppo del business nel lungo periodo. Ritengo, infatti, che nell’ambio del risparmio gestito emerga sempre più la ricerca di qualità della strategia di investimento, indipendentemente dal veicolo di investimento utilizzato (fondo, Etf , mandato), scelto in funzione della tipologia di cliente e del servizio offerto dal distributore. La prossima data è ….il 2012 ovvero l’introduzione della RDR (Retail Distribution Review) in UK, con conseguenti e relativi impatti anche in Europa.

Quali i progetti per il futuro e quali i prodotti innovativi su cui puntate?
Il nostro obiettivo è continuare a crescere, consolidare la nostra presenza in Italia e trarre sempre più vantaggio dall’essere uno dei principali gestori globali e indipendenti in termini di risorse, qualità dei prodotti e rapporto diretto con i clienti/distributori. Ritengo che la creazione di un mercato unico europeo con autorità e direttive sempre più europee e meno locali offrirà alle aziende con le nostre caratteristiche la possibilità di sfruttare al meglio i propri prodotti e servizi. Ritengo altresì che in tal senso Invesco potrà giocare un ruolo rilevante sul mercato, grazie anche all’assoluta posizione di leadership in UK. Le qualità di un gestore non possono essere create in pochi giorni, ma sono il risultato costante di investimenti e assoluto impegno negli anni, tutte caratteristiche intrinseche dell’essere un gestore globale e indipendente, che può contare su una massa amministrata globale di oltre USD 650 miliardi.

Come vedete la clientela italiana, sempre meno propensa al rischio e sempre più in difficoltà. Quale asset allocation consigliate?

Credo non sia corretto dire che la clientela italiana sia meno propensa al rischio e sempre più in difficoltà, anzi ritengo che molti degli investitori italiani, privati e istituzionali, abbiano imparato molto dalla recente crisi e si siano comportati meglio dei loro equivalenti europei, inclusi gli anglossassoni da sempre citati come riferimento. Piuttosto, penso che gli investitori italiani siano più consapevoli rispetto al passato delle loro reali esigenze finanziarie e che quindi, giustamente, richiedano maggiori dettagli e spingano per avere un servizio di elevata qualità. Il cliente italiano, infatti, è disposto a pagare un prezzo superiore, pur di ricevere un servizio e c c e l l e n t e . Questa maggior consapevolezza ha modificato lo scenario di riferimento: prima il prodotto veniva semplicemente offerto al cliente, ora è necessario che l’atto di vendita venga supportato da informazioni specifiche, comunicazioni di prodotto e consulenza post-vendita. Questo passaggio non è un dettaglio poiché implica avere una chiara strategia aziendale di lungo periodo, investire sulla comunicazione, sulle reti commerciali e soprattutto sui prodotti – reale focus della nostra industria, per offrire soluzioni di investimento sempre migliori in grado di rispondere alle reali esigenze dei clienti. Trasparenza e semplicità non sono più un optional per i nostri investitori. Consigliare un’asset allocation senza conoscere variabili importanti come la propensione al rischio e l’orizzonte temporale è sempre molto difficile. Sicuramente l’attuale contesto macroeconomico ci aiuta ad offrire chiare indicazioni: da una lato le obbligazioni corporate europee sono oramai divenute un’asset class fondamentale all’interno dei portafogli degli investitori visto l’andamento dei titoli governativi, dall’altro le azioni asiatiche risultano interessanti alla luce dei macro-trend sociali dell’area. Inoltre, emerge sempre più chiaramente anche in Europa, come già accaduto nel mercato statunitense, la necessità di avvalersi di prodotti multi-asset in grado di ponderare correttamente il rischio legato alle diverse asset class (azioni, obbligazioni e materie prime). Per rispondere a questa necessità abbiamo autorizzato alla distribuzione nel corso del 2010 il fondo Invesco Balanced- Risk Allocation, un prodotto che ha riscontrato un ottimo successo nella clientela poiché gestito con l’ottica di perseguire le opportunità derivanti dai diversi contesti economici, quali quello inflazionistico, non-inflazionistico e di recessione mantenendo equilibrato il livello di rischio derivante dalle azioni, obbligazioni e materie prime inserite nel portafoglio.

Invesco PowerShares è uno dei leader a livello mondiale, il quinto operatore per dimensione di attivi ed il secondo per numero di Etf grazie soprattutto agli Usa ma anche in Europa il mercato degli Etf è in continua evoluzione. Le reti, inoltre, da noi li stanno distribuendo con grande vigore. Quanto è tendenza e quanto è supportato dalla conoscenza del comparto?
Credo che nell’industria dell’asset managment la distinzione tra “strategia” e “veicolo” di investimento diverrà sempre più importante. In funzione del segmento di clientela e del servizio offerto, le reti di distribuzione sceglieranno il veicolo più adatto alle diverse esigenze della clientela. In tale contesto devono essere considerati i nostri Etf: strategie di investimento disponibili tramite veicoli quotati su Borsa Italiana, pienamente trasparenti e a basso costo.
 
Prodotti assicurativi, fondi attivi e Etf. In un’ipotesi di diversificazione, questi ultimi sembra proprio non possano più mancare. Quanto spazio potrebbero arrivare a prendere, dato che permettono esposizioni strategiche su mercati più efficienti e su settori nuovi?
La crescita degli Etf è inevitabile. Sono le caratteristiche intrinseche di questo prodotto a renderli vincenti: efficienza, trasparenza e flessibilità. Non si può cancellare un trend globale di un’industria, ma certamente lo si può seguire potenziandone i vantaggi e migliorando il servizio offerto. Non credo che gli Etf siano alternativi ai fondi, ma anzi un ottimo complemento, la cui presenza in portafoglio varierà a seconda delle diverse situazioni. Come Invesco abbiamo scelto la nostra strada 6 anni fa, acquistando PowerShares negli Stati Uniti e portandola da una boutique a un player globale in costante crescita, pienamente integrato alla nostra strategia di servizi.

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