Etf, i big statunitensi alla conquista del mercato europeo

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di Daniel Settembre 17 Febbraio 2014 | 10:31
Molti gruppi specializzati in exchange traded fund sono in rapida crescita e stanno studiando il modo migliore per entrare nel mercato europeo.

IL MERCATO CHE FA GOLA – Sono tre i gruppi americani interessati a ritagliarsi uno spazio nel mercato europeo degli etf. Guggenheim, ProShares e Charles Schwab, secondo quanto riferisce l’inserto settimanale del Financial Times, Ftfm, starebbero infatti studiando il modo migliore di entrare in un mercato che nell’ultimo anno ha visto una crescita di asset del 20%, con un giro d’affari di quasi 400 miliardi di dollari.

ACQUISIZIONI – Un mercato quindi che sta vivendo un periodo di forte fermento. Il mese scorso il gruppo di private equity Warburg Pincus ha comprato una quota di maggioranza in Source, l’emittente di etf con base a Londra, mentre WisdomTree, una società americana in forte crescita specializzata in etf, ha annunciato l’intenzione di acquisire Boost Etp, il provider britannico da poco sbarcato anche in Italia.

I PIANI SOCIETARI – Insomma, sono in molti a volere conquistare un “posto al sole” nel Vecchio Continente. Per ora, ha dichiarato a Ftfm William Belden, responsabile delle attivit etf di Guggenheim, “il gruppo non è ancora in grado di dare per certo una sua futura espansione in Europa, ma è in ogni caso nella lista degli obiettivi presi in esame”. Così come Charles Schwab Investment Management sta analizzando le possibilità, anche ProShares, ha commentato un portavoce dell’azienda, “ha iniziato a esplorare le opportunità al di fuori degli Stati Uniti“.

LE DIFFICOLTA’ – La corsa di questi nuovi emittenti a stelle e strisce, però, potrebbe risultare complicata non solo dai grossi competitor come BlackRock e Lyxor, ma anche perché, ha spiegato l’analista di Morningstar Ben Johnson, “negli Usa c’è abbastanza equilibrio tra clienti retail e istituzionali, cosa che non si vede in Asia e in Europa, dove prevale ancora una clientela di natura istituzionale”. Ecco perché lo sbarco in terra straniera per i gruppi statunitensi, conclude il settimanale britannico, potrebbe più facilmente avvenire tramite acquisizioni, fusioni o partenership.

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