Ubs Etf, cresce la gamma di Factor Etf quotati a Milano

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di Elisa Zeri 20 Gennaio 2016 | 14:49
Il gruppo che ha avviato il business in Italia tre anni fa porta sul mercato tre nuovi strumenti hedged. E a febbraio porterà nuove soluzioni su bond emergenti e a cambio coperto sull’obbligazionario Usa.

LEADER IN EUROPA SU ETF A CAMBIO COPERTO – Con masse in gestione cresciute a 27,2 mld di dollari, la società si è siete piazzata al quarto posto in Europa. E coi nuovi strumenti si conferma il principale provider di Etf a cambio coperto in Europa. Simone Rosti (nella foto), responsabile Ubs Etf Italia parla a Bluerating.com di strategie e di progetti futuri.

 
Rosti, come è andato il 2015?
Siamo molto soddisfatti. Nel 2015 la raccolta in Italia si è chiusa a circa un miliardo di euro, pari all’11% circa degli 8,5 miliardi dell’intera industria italiana degli Etf. Le masse in gestione si attestano a 2,1 miliardi, pari a circa il 5% del totale. In termini relativi nel 2015 abbiamo raccolto il 12% del mercato italiano e prevediamo di raccogliere nel 2016 tra il 12 e il 15%. Del resto i mercati di oggi sono molto complicati da predire.
 
Chi sono i vostri clienti?
Soprattutto gli istituzionali, in particolare i gestori di fondi e gestioni patrimoniali. Eurizon, per esempio, è il primo utilizzatore di Etf in Italia. A questi si sono aggiunti i family office, le banche retail e gli intermediari. Ma anche la clientela retail sta crescendo grazie anche al mondo della distribuzione che ha cominciato a utilizzarci. Secondo i dati della società di ricerca indipendente Etfgi, la raccolta in tutta Europa si attesta a 71 mld di dollari e quella riferita a Ubs Etf è pari a 7,5 mld. Complessivamente le nostre masse in gestione sono salite a 27,2 miliardi e siamo il quarto player a livello europeo.
A parità di case prodotto, in cosa si può fare la differenza nella produzione di Etf?
In qualità e innovazione. Nel modo di replicare l’indice sottostante, ovvero il benchmark, rispetto agli altri e quindi nelle tecniche di gestione indicizzate come per i dividendi e le corporate action. Inoltre abbiamo sviluppato strumenti nuovi come quelli a copertura di rischio cambio e guardiamo molto alle esigenze degli investitori e a quello che chiedono al mercato. Che cerca prodotti facili da gestire e semplici da spiegare ai clienti in ottica commerciale, con costi bassi e un alto livello di trasparenza. Noi siamo diventati più forti nei prodotti a cambio coperto dove ormai abbiamo una quota di oltre il 60% a livello europeo. Inoltre siamo competitivi sui costi. Noi siamo forti anche sugli Etf legati alle tematiche di responsabilità sociale dove sono investite masse pari a 400 milioni di euro.
Quali sono stati i prodotti più venduti nel 2015?
Sono stati quelli che hanno per sottostante l’indice Msci Japan e l’Msci Emu dove gli investitori fanno fatica a trovare prodotti attivi che battono il benchmark o sui quali è più conveniente investire in Etf piuttosto che attraverso futures. Un tema dominante è rappresentato dall’investimento in Etf Euro Hedged, sia azionario sia obbligazionario. In una fase di ritorno della volatilità è riemerso l’interesse a sterilizzare la componente valutaria di un investimento. Infine la nostra gamma di corporate in dollari ha visto flussi eccezionali in questa prima parte dell’anno.
Nell’ambito dell’innovazione voi siete presenti anche nel segmento smart/alternative beta. Strumenti complementari a quelli che replicano i tradizionali indici standard. E anche sui multiasset che però non sono andati molto bene. Non è meglio concentrarsi sui prodotti più tradizionali?
Direi di sì. Quelli smart beta sono strumenti che possono essere utili per il gestore in certe condizioni di mercato. Ma in effetti ci siamo resi conto che l’etf deve restare uno strumento semplice e di chiara spiegazione. Questo ci spinge ad andare avanti su una strada più tradizionale. 
Come si è evoluto l’uso degli Etf da parte degli istituzionali?
Negli ultimi due anni li usano nella parte core del portafoglio mentre prima erano relegati alla parte periferica. Sono comparsi anche nelle assicurazioni come nelle unit linked e nelle gestioni separate. Una novità poi è anche la comparsa di questi strumenti nella tesoreria delle banche. Prima il 99% era investito nei titoli di stato mentre ora stanno diversificando. Una bcc dell’Emilia Romagna che ci ha appena contattato ha così diviso il miliardo della Tesoreria: 900 mln in titoli di stato e 100 mln in Etf, sia azionari sia obbligazionari.

Prodotti in arrivo?
Da oggi abbiamo ampliato la gamma di Factor Etf quotati a Milano con tre nuovi strumenti hedged, confermandosi il principale provider di Etf a cambio coperto in Europa. Si tratta di tre factor Etf in versione Euro hedged, che permettono di investire sul mercato azionario Usa concentrandosi su specifici fattori generatori di performance: low volatility e quality per chi cerca un’esposizione più difensiva al mercato statunitense, yield per gli investitori che puntano a un approccio più ciclico. 

E nel futuro?
Lanceremo a metà febbraio nuove soluzioni su bond emergenti e a cambio coperto sull’obbligazionario Usa. In un contesto di rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed uno strumento di questo tipo consentirebbe di beneficiare di rendimenti maggiori rispetto ai governativi europei senza doversi preoccupare del rischio cambio. 
 

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