Fondi a basso costo, Bellingeri: “Parlare di minaccia è anacronistico”

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di Chiara Merico 12 Luglio 2016 | 08:59
Il responsabile per l’Italia di iShares conferma a Bluerating.com che prodotti con queste caratteristiche sono sempre più richiesti a livello globale.

Una delle sfide più importanti per i professionisti della consulenza finanziaria è rappresentata dalla diffusione di prodotti di investimento a costi bassi, come gli Etf, e di servizi di consulenza online, come quelli offerti dai robo advisor. In questo contesto il dibattito è aperto, come dimostra il botta e risposta della scorsa settimana  tra il presidente di Anasf Maurizio Bufi e il direttore di Bluerating Andrea Giacobino (leggi qui).  Emanuele Bellingeri, responsabile per l’Italia di iShares, conferma a Bluerating.com che  prodotti con queste caratteristiche sono sempre più richiesti a livello globale, e il mondo della consulenza deve fare i conti con questa sfida

I dati indicano una sempre maggiore diffusione di prodotti di investimento a costi contenuti, come gli Etf. Quali sono le ragioni di questa tendenza?

La diminuzione dei costi dei prodotti finanziari rappresenta un trend globale. Così come si riducono i prezzi della tecnologia, anche nell’ambito degli investimenti, le economie di scala e la digitalizzazione determinano un minor costo di produzione e di distribuzione. Si tratta di un fenomeno molto favorevole agli investitori finali e agli operatori di mercato che hanno basato la propria strategia sull’efficienza. In questo contesto, gli emittenti di Etf dimostrano come sia possibile offrire prodotti di qualità e produrre utili per l’azienda mantenendo un servizio di livello per gli investitori. E’ importante non ricondurre tutte le scelte d’investimento ai costi, senza però ignorare del tutto questo fattore, come troppo spesso avviene. Il concetto di “value for money” dovrebbe accompagnare ogni scelta consapevole e ponderata.

Quali sfide pone l’affermazione di questi prodotti per il mondo della consulenza?

Gli Etf sono inseriti ormai da tempo all’interno di diverse tipologie di prodotti e servizi di investimento quali gestioni patrimoniali o prodotti assicurativi proposti principalmente da banche retail e private (e in misura minore dalle reti di promozione finanziaria). Questo essenzialmente per due ragioni, diverse ma tra loro legate, che hanno permesso di trovare una soluzione soddisfacente per gli investitori: da un lato c’è un sistema distributivo che si basa sulla retrocessione delle commissioni di gestione da parte delle case prodotto a favore dei distributori, e dall’altro è presente una scarsa cultura finanziaria degli investitori italiani che hanno quindi difficoltà a costruirsi il portafoglio in autonomia. Tutte queste soluzioni sono accomunate, infatti, da un servizio di asset allocation delegata per lo più a gestori professionali della banca che applica una commissione per il servizio erogato. Sul mercato italiano, un numero sempre maggiore di soluzioni investe in modo esclusivo o prevalente in Etf. Primari istituti hanno abbinato il loro brand a quello degli Etf di iShares, ritrovando in questi strumenti un valore aggiunto da promuovere presso la propria clientela.

Si tratta di uno shock per il sistema o di un’opportunità che va saputa cogliere?

Ho letto recentemente qualche considerazione al riguardo da parte di professionisti operanti, in particolare, nell’ambito della consulenza finanziaria, in cui si accennava all’entrata nel mercato italiano di un grosso player “passivo” (Vanguard, ndr). Premetto che un’ampia offerta, soprattutto se caratterizzata da un regime di basso pricing, è sempre un’opportunità per gli investitori e per gli operatori; non vi è alcun dubbio al riguardo. Parlare di minaccia per l’industria risulta anacronistico. I costi dei prodotti finanziari distribuiti in Italia se paragonati con quelli degli altri paesi in molti casi risultano più elevati. D’altro canto i nostri consulenti sono organizzati in strutture capaci di produrre un servizio di eccellenza. Adesso occorre combinare i due fattori ed offrire agli investitori le soluzioni migliori in ottica di “value for money”. Non dobbiamo far finta che non esista un’elevata domanda per prodotti passivi a basso costo, altrimenti sarebbe difficile spiegare come iShares si sia stabilmente collocata in prima posizione tra le sicav estere distribuite in Italia a livello di asset under management.

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