Il (vecchio) passivo è morto, evviva il (nuovo) passivo

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Non siamo più in un mondo beta driven e le strategie passive semplici fanno fatica a garantire performance interessanti

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti5 luglio 2018 | 14:00

Si è svolto lo scorso 4 luglio un importante incontro con la stampa organizzato da Invesco. Un’occasione che, oltre a dare alcuni importanti aggiornamenti di natura commerciale, ha permesso ai presenti di fare il punto sull’integrazione tra il mondo delle gestioni cosiddette passive e quello delle gestioni attive.

“E’ innegabile che il mercato si stia spostando verso una sempre maggiore necessità di sinergie tra queste due filosofie di investimento, perché la loro combinazione diventa essenziale per un’asset allocation che miri a essere davvero moderna ed efficiente” ha affermato Sergio Trezzi, managing director, head of Retail Distribution Emea (ex UK) & Latam di Invesco. “Non siamo più in un mondo beta driven e le strategie passive semplici fanno fatica a garantire performance interessanti. Poi non possiamo non cosiderare lo sviluppo della sub advisory, unitamente all’avanzare della tecnologia e di una clientela che comunica sempre con maggiore efficacia le proprie esigenze di investimento. Tutti questi elementi ci hanno portato ad esempio al rebranding, in un’ottica di sempre maggiore chiarezza nei confronti degli investitori, dato che nel frattempo conclusa con successo la fase di integrazione dei brand di Source e PowerShares sotto il nome di Invesco”.

A margine di queste valutazioni sul mercato, la società ha anche presentato tre soluzioni ad hoc per l’attuale contesto finanziario, la prima incentrata sulle obbligazioni a cedola variabile (Invesco Floating Rate Note Ucits Etf), la seconda sul mercato obbligazionario AT1 denominato in Usd (Invesco AT1 Capital Bon Ucits Etf) e infine l’ultima dedicata all’Arabia Saudita (Invesco Msci Saudi Arabia Ucits Etf).


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