Investire in Etf, tra rischi e opportunità

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Avatar di Redazione 17 Dicembre 2019 | 11:50

La rapida crescita del mercato degli ETF ha favorito gli investitori europei ma, come spiega Mark Fitzgerald, Head of Product Specialists, Product Management di Vanguard per l’Europa, non tutti gli ETF sono adatti per gli investitori a lungo termine.

Il mercato degli ETF ha conosciuto una rapida crescita nel corso degli ultimi dieci anni. Nella sola Europa, a partire dal 2008, gli attivi su ETF/ETP sono cresciuti di quasi sei volte, passando da circa 150 miliardi di dollari Usa (135 miliardi di euro) agli attuali 900 miliardi di dollari Usa (809 miliardi di euro).

Effetti collaterali indesiderati

L’aumento del numero degli investitori sul mercato degli ETF ha fatto nascere una serie di nuovi emittenti, ognuno dei quali propone un’ampia varietà di prodotti. In un certo senso, questa concorrenza è stata positiva per gli interessi degli investitori, dal momento che molti emittenti hanno cercato di essere competitivi sul fronte dei costi e sulla qualità del servizio.

La spinta al ribasso dei costi è uno dei principali vantaggi per chi investe in ETF e prodotti indicizzati. Un altro vantaggio è costituito dalla maggiore trasparenza offerta dagli ETF, non solo sui costi, ma anche su sottostanti e performance rispetto al benchmark.

Questa crescita del mercato ha però comportato anche una rapida proliferazione dei prodotti, tanto che il numero degli ETF/ETP in Europa è quasi triplicato rispetto al 2008, arrivando agli oltre 2.350 di oggi.

Questa enorme crescita degli ETF disponibili non comporta però necessariamente vantaggi per gli investitori. Le migliaia di differenti ETF disponibili potrebbero infatti far perdere di vista gli elementi più importanti che determinano il successo di un investimento.

Anche se molti ETF consentono un accesso efficiente sotto il profilo dei costi a sottostanti importanti, liquidi e diversificati, da utilizzare come elementi strutturali dei portafogli a lungo termine, vi sono anche centinaia di ETF con esposizioni di nicchia le quali, singolarmente, non generano volumi rilevanti. Anche se non si tratta della parte core del mercato, queste strategie di nicchia vanno considerate con cautela poiché possono comportare un livello di rischio maggiore rispetto a quello che gli investitori siano disposti ad accettare o di cui abbiano consapevolezza.

Concentrazione degli investimenti

Alcuni di questi ETF, ad esempio, hanno un’esposizione su sottostanti estremamente concentrati o poco liquidi, tra cui indici di paesi con mercati finanziari limitati e poco sviluppati.

Investire in modo ponderato su questi indici può avere senso nell’ambito di un portafoglio ampiamente diversificato. Ma un’esposizione eccessiva a sottostanti poco liquidi può esporre gli investitori a una volatilità notevolmente superiore rispetto a quella dei mercati più sviluppati.

Un’altra tendenza è rappresentata dagli ETF tematici, i quali tipicamente consentono posizioni mirate a determinate industrie o a determinati settori, come la tecnologia legata ai droni, la stampa 3D o l’assistenza agli anziani. Alla fine del 2018, gli ETF azionari tematici costituivano più del 3,5% del mercato europeo degli ETF azionari, in termini di attivi, con un aumento rispetto al 2,7% dell’anno precedente.

Questi ETF possono contribuire a focalizzarsi su idee d’investimento specifiche, ma nel caso in cui un determinato tema dovesse affrontare difficoltà di ordine economico o regolamentare, gli investitori potrebbero trovarsi esposti.

Maggiori rischi

Alcuni ETF non sono adatti per tutti gli investitori, ma solo per quelli più sofisticati. Si tratta di prodotti che non sono stati studiati come strategie di base buy-and-hold e cercare di utilizzarli in quest’ottica potrebbe risultare estremamente rischioso.

Un esempio è costituito dagli ETF a leva, pensati per avere ritorni multipli rispetto al rendimento di un indice. Sono prodotti con un orizzonte d’investimento di un solo giorno, dopodiché vengono ridefiniti, quindi non si tratta certamente di un periodo d’investimento a lungo termine che possa essere preso in considerazione dalla maggior parte degli investitori. Gli ETF a leva inversa, che cercano di ottenere un rendimento opposto rispetto a un indice, presentano un profilo di rischio analogo. In Europa sono disponibili più di 300 ETF a leva o inversi, che rappresentano circa l’1% degli attivi totali del mercato europeo degli ETF.

In conclusione non sono prodotti adatti alla maggior parte degli investitori a lungo termine, per questo sono state prese alcune misure regolamentari per limitare l’accesso degli investitori retail a questi prodotti.

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