Le minusvalenze di Draghi

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Avatar di Redazione 16 Giugno 2008 | 15:50
Qualche giorno fa una ricerca condotta da EDHEC Risk and Asset Management Research Centre e iShares, aveva lanciato l’allarme: l’utilizzo degli Etf è in gran parte limitato a replicare passivamente i principali indici senza sfruttare completamente le potenzialità offerte, anche se sono uno strumento ormai ampiamente utilizzato dagli investitori.

Un profilo che sembra calzare a pennello su Mario Draghi.

Il governatore della Banca d’Italia nei primi giorni del febbraio scorso aveva deciso infatti di investire ben 264,8 milioni di dollari in un Etf della famiglia iShares, l’S&P 500 quotato a New York, e ad oggi ha perso circa il 5%, con una diminuzione secca del patrimonio, in soli 4 mesi, che si avvicina a 13 milioni di dollari. 
 

Stupendo favorevolmente la comunità finanziaria l’istituto di via Nazionale, per la prima volta nella sua storia, aveva deciso di investire in questo Exchange traded fund quotato negli Stati Uniti, cercando di diversificare il portafoglio anche per conto del fondo pensione dei dipendenti dell’istituto.
 

In ogni caso l’operazione che seguiva una nuova e innovativa strategia di diversificazione del portafoglio, messa in atto da Draghi, è arrivata in una fase non favorevole per i mercati, ma non è detto che nel lungo periodo non si riveli soddisfacente.
 

Infatti quando si ha un orizzonte temporale di lungo periodo, come nel caso di Bankitalia, è possibile ammettere rischi maggiori al fine di incrementare il valore del capitale investito: quanto più è lungo il proprio orizzonte tanto più elevato può essere il rischio assunto, in quanto è maggiore la probabilità di compensare eventuali perdite dovute ad andamenti sfavorevoli del mercato di riferimento.

 

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