Etf in Europa, frena la raccolta degli smart beta

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I dati di Lyxor sugli exchange traded fund “intelligenti”, con indici di riferimento costruiti in maniera più sofisticata rispetto ai prodotti tradizionali.

Andrea Telara di Andrea Telara25 gennaio 2017 | 12:16

FRENATA – Il mercato europeo degli Etf Smart Beta ha evidenziato un rallentamento nell’ultimo trimestre del 2016, attestandosi a 546 milioni di euro. La raccolta netta di nuovi capitali (Nna) relativa all’anno passato ammonta a 7 miliardi di euro. Le masse in gestione totali, aumentate del 50% rispetto alla fine del 2015, hanno raggiunto i 27,4 miliardi di euro, includendo un contributo positivo della performance di mercato (12%). I nuovi capitali confluiti negli EtfSmart Beta sono aumentati del 150% rispetto al livello dell’intero 2015. Nel 2016, i flussi verso gli ETF hanno avuto un andamento sostenuto, soprattutto nelle categorie “income generation” e “value”, attraverso le quali gli investitori hanno puntato rispettivamente sulla ricerca di rendimenti superiori e sulle fonti alternative di performance, in uno scenario caratterizzato da bassi tassi d’interesse e maggiori segnali positivi sul fronte economico.

LE CATEGORIE – Nell’ultimo trimestre dell’anno gli etf “risk based” sono stati interessati da significativi deflussi pari a circa 1,5 miliardi di euro, contro una media trimestrale dall’inizio dell’anno di 318 milioni di Euro. I flussi sono stati perlopiù negativi per gli etf “Minimum Volatility/Minimum Variance” i quali si sono attestatia quota 1,7 miliardi di euro negli ultimi tre mesi dell’anno, dopo che in una prima parte dell’anno avevano registrato afflussi per oltre 2,4 miliardi di Euro. Su questi etf l’inversione dei flussi d’investimento è iniziata in agosto, con un’accelerazione dei deflussi, che hanno toccato quota 602 milioni di euro, intorno a  settembre. È interessante notare che tali disinvestimenti hanno riguardato i titoli con sottostanti statunitensi ed europei rispettivamente per 775 milioni di euro e 563 milioni di euro. Tutto ciò si è verificato in un contesto di minore incertezza sugli Stati Uniti in seguito all’elezione di Trump e a dati economici più positivi in Europa.

Nel medesimo periodo, inoltre, gli afflussi negli ETF “fundamental” sono stati contenuti e si sono attestati intorno ai 251 milioni di Euro, contro una media trimestrale del 2016 pari a 560 milioni di Euro. Le strategie “income generation” hanno visto flussi limitati a 18 milioni di Euro in uno scenario di tassi d’interesse in aumento. Questi movimenti si sono divisi in deflussi dagli ETF statunitensi ed europei per 249 milioni di Euro e afflussi verso gli etf su sottostanti globali per 223 milioni di euro. Nelle altre strategie “macro-weighted” la rinnovata fiducia degli investitori nell’economia giapponese ha invece innescato investimenti negli etf sul JPX-Nikkei 400 pari a.

 Gli etf risk factor hanno registrato afflussi per 212 milioni di euro tutto lo scorso anno con una marcata accelerazione nell’ultimo trimestre a 1,7 miliardi di Euro, contro una media trimestrale del 2016 pari a 872 milioni di Euro. Il fattore “Value” è stato quello che ha evidenziato i flussi maggiori, sostenuto da una maggiore fiducia nell’economia in seguito all’elezione di Trump. Anche il fattore “Low Volality” è stato interessato da un’accelerazione dei flussi a 428 milioni di Euro nell’ultimo trimestre dello scorso anno. I flussi si sono concentrati su ETF con sottostante paesi sviluppati, seguiti da quelli con sottostante l’Europa.


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