Etf vs. fondi comuni, azionario Brasile

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di Biagio Campo 5 Febbraio 2009 | 14:40
Il buon trend di crescita dell’economia brasiliana non ha evitato il calo dell’indice Bovespa, passato in un anno dai 70 mila agli attuali 40 mila punti, sulla cui performance ha pesato il ribasso delle materie prime.Il fondo comune Bny Mellon Brazil Equity (-37,63%) è riuscito a battere i tre Etf quotati a Milano.

Sull’orlo del default tra il 1998 ed il 2002, l’economia brasiliana si è velocemente ripresa; tra i fattori che hanno permesso la crescita vi è senza dubbio il rialzo del prezzo delle materie, di cui la nazione è particolarmente ricca, ma anche un graduale processo di riforme e una certa stabilita politica, che hanno favorito l’afflusso di capitali esteri. A dimostrazione degli eccellenti risultati raggiunti, tra il 2005 ed il 2006, il livello di liquidità e gli avanzi della bilancia dei pagamenti furono tali da consentire, alla banca centrale brasiliana, di intervenire sui mercati finanziari per ricomprare parte dei titoli del debito pubblico precedentemente emessi e ridurre quindi il livello di indebitamento.
Seppur in forte perdita, nell’ultimo anno la borsa di San Paolo ha limitato i danni; l’indice Bovespa è passato dagli oltre 70.000 punti del maggio 2008, ai 30.000 del novembre 2009, per poi iniziare una graduale ripresa verso gli attuali 40.000.
 
Nel mercato Etf Plus di Borsa Italiana, per investire sul Brasile, sono presenti tre Etf; i prodotti ottengono performance simili ma vengono battuti dal Bny Mellon Brazil Equity
, il migliore fondo a gestione attiva.
Il Db X-Trackers Msci Brazil Trn Index Etf (-43,59%), l’Ishares Msci Brazil (-43,70%) ed il Lyxor Etf Brazil Ibovespa, (-44,31%), sebbene divergano leggermente nei pesi dei singoli titoli, vedono comunque Petrobas e Vale do Rio Doce tra i titoli maggiormente rappresentati.
Alla Borsa Italiana i due Etf di Ishares e Lyxor dispongono di un maggior numero di scambi, rispetto all’Etf di Db X-Trackers, tuttavia sui prezzi dei tre prodotti si riflette, durante le prime ore della mattina, a seguito della chiusura della borsa di San Paolo, una scarsa liquidità del sottostante e degli spread proposti dai market maker piuttosto ampi, problema che sparisce nel corso della giornata. 

Nel mercato del risparmio gestito italiano, i fondi comuni specializzati sul Brasile sono solamente otto, in quanto la nazione viene già inserita ed ampiamente pesata all’interno dei fondi sull’America Latina, mercati emergenti e paesi BRIC.
Tra i migliori fondi comuni dell’ultimo anno ci sono il Bny Mellon Brazil Equity (-37,63%), che ha sovraperformato l’indice nel corso dei mesi estivi ed invernali, il Parvest Brazil (-43,1%) ed il Dws Invest Brazilian Equities (-43,49%), più lineari al mercato di riferimento.

Tra i peggiori fondi comuni dell’ultimo anno vi sono invece l’Hsbc Gif Brazil Equity (-56,95%), costantemente sotto l’indice a partire da febbraio 2008 e l’Ubs (Lux) Equity Sicav Brazil (-52,84%), per il quale non ha pagato l’aver sottopesato materie prime ed energetici.

Sebbene la borsa di San Paolo non sia uscita immune dalla crisi, nel suo complesso l’economia brasiliana ha mostrato una buona tenuta, nonostante il forte calo del prezzo delle materie prime; le stime del fondo monetario internazionale parlano di una crescita del 3 per cento per il 2009, L’investitore deve quindi considerare che i prezzi implicano una visione sostanzialmente positiva sull’economia brasiliana, elemento che potrebbe portare ad una nuova correzione, nel caso le stime non venissero rispettate; tuttavia i programmi internazionali di sostegno all’economia dovrebbero favorire la domanda di materie prime, ed inoltre il trend di crescita brasiliano sembra essere di lungo periodo per questo, in caso di ripresa dei mercati, è probabile che l’azionario Brasile possa sovraperformare gli indici internazionali.

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