La nuova, possibile amicizia tra Fintech e banche

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Avatar di Redazione14 luglio 2016 | 10:28

A cura di Giuseppe Donvito, Partner di P101

 Tanto è stato scritto e detto negli ultimi mesi a proposito di Fintech, ovvero la tecnologia applicata ai servizi finanziari che da qualche anno sta cambiando drasticamente il mondo della finanza e delle banche. Queste ultime, di conseguenza, si vedono obbligate a porsi delle domande sulla sostenibilità futura del proprio modello di business, che – ormai è evidente – non può e non deve più far leva su un canale distributivo meramente fisico e destinato a scomparire.

Le recenti esperienze hanno dimostrato che sarebbe drastico ipotizzare che nel breve termine le banche con modelli tradizionali possano soccombere del tutto sotto il peso delle nuove, giovani imprese tecnologiche. Quello che gli istituti finanziari dovrebbero comprendere però è la possibilità di beneficiare dello sviluppo del Fintech, in termini di persone, idee e conseguente scalabilità verso una platea globale.

Di fatto, le aziende Fintech e le banche tradizionali / società di servizi finanziari stanno già collaborando e costruendo partnership reciprocamente vantaggiose.

Ad esempio, il Peer-to-peer lending, settore FinTech in rapida ascesa, è oggi visto dalle banche in due modi: o un puro competitor o un partner. Una partnership tipica vede la banca diventare lender nelle piattaforme P2P, supportando i prestiti su micro e piccole imprese – che sono solitamente troppo onerosi per una banca tradizionale. Alternativamente, la banca può costituirsi come partner per il referral marketing in modo tale da sfruttare le piattaforme per cross o up-selling sui prodotti. Sono ormai dozzine le partnership su queste direttrici in tutto il mondo. Esempi attuali hanno visto Goldman Sachs sostenere Symphony, e BBVA Compass stringere una collaborazione con OnDeck per offrire prestiti a quelle piccole imprese che altrimenti non si qualificherebbero per il credito bancario. Nuovo importante fenomeno, forse ancora più rilevante, è l’evoluzione di questo tipo di partnership, che prevede anche l’ingresso delle banche (o altre istituzioni finanziarie, vedi Insurance in Francia) nell’equity delle piattaforme e il contemporaneo rilascio del commitment. Una situazione win-win che sta muovendo l’industria verso un rapporto di cooperazione, piuttosto che di competizione.

Un aspetto importante che traina il settore, seppure in maniera talvolta “shadow” è l’intervento (o assenso) dei regolatori nazionali in questo mercato. La presenza di regole più o meno certe, agevolazioni fiscali e addirittura l’ingresso dello Stato nel Fintech hanno dato un volano importante allo sviluppo. Dove lo Stato è “intervenuto” in tal senso c’è stato un effetto moltiplicatore dello sviluppo del Fintech e della cooperazione con gli istituti di credito tradizionali (l’esempio UK è il caso di successo più evidente).

In generale, anche se il settore FinTech ha rivoluzionato lo scenario finanziario, è ancora nella prima fase del suo sviluppo: si prospetta una convergenza tra FinTech e banche tradizionali, che porterà ad una condivisione della tecnologia, dei talenti e del know-how. Quindi, le banche tradizionali e le società di servizi finanziari che sapranno sfruttare l’opportunità e creare partnership con i nuovi player saranno i principali benefattori dell’innovazione FinTech: grazie a loro potranno colmare le lacune critiche nel loro portafoglio, raggiungere i segmenti di pubblico meno serviti, e fornire al cliente un’esperienza migliore, a costi ridotti.

Insomma, quelle banche che sapranno muoversi rapidamente per acquisire startup, creare partnership o collaborazioni con le imprese FinTech potranno intercettare le nuove tecnologie e ottenere l’accesso ai servizi specializzati prima che il costo di acquisizione di queste imprese salga.


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