Il trading ad alta frequenza in Cina: divieti e scappatoie

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di Federico Morgantini 31 Agosto 2016 | 10:53

Il mercato azionario cinese vale 6.500 miliardi di dollari, questo grazie alla presenza sul mercato borsistico di aziende enormi come i colossi bancari e petroliferi cinesi.

Nella speranza di avere un mercato stabile e non manipolabile, la legislatura locale vieta le operazioni “intraday” sulle azioni, cioè non è possibile comprare e vendere la stessa azione nello stesso giorno.

Naturalmente questo è un limite “teoricamente totale” al trading ad alta frequenza ed un limite comunque significativo a tutto il trading automatico.

L’utilizzo di custodie diverse, “azioni in prestito” e altre formule possono in qualche modo aggirare il divieto, così che il settore è sotto la lente di ingrandimento delle autorità cinesi.

Tanto che alla fine dell’anno scorso è stato pubblicato un progetto di regolamento del trading automatico che sarebbe tra i più severi al mondo, se fosse trasformato in legge. Il progetto per il momento è in standby, ma non accantonato.

Però ancora sfuggono alle regole alcuni contratti sui derivati, in particolare i futures sugli indici di borsa. Questi infatti sono scambiabili anche “intraday” e quindi disponibili per il trading ad alta frequenza. Non a caso lo scorso anno il mercato dei futures degli indici cinesi è stato il più grande del mondo.

La China Securities Regulatory Commission, l’organo cinese che regola le attività delle “Security” (corrispettive delle SIM italiane), svolge un’azione molto attenta sugli operatori di trading automatico e non manca di dare corpo a investigazioni e denunce penali.

L’ultimo caso è la IMC BV, operatore di trading ad alta frequenza olandese, messo sotto investigazione la scorsa settimana (35-2016), per irregolarità sul trading di Futures.

Mentre è del 4 agosto la citazione in giudizio della Yishidun International Trading per manipolazione del mercato.

Vedere come si svilupperanno questi casi servirà anche a capire la severità con cui le istituzioni cinesi si porranno in relazione al fenomeno del trading automatico e ad alta frequenza, sempre più diffuso in tutto il mondo.

 

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