Robo-advisor: per 3 consulenti su 4 sono ok per migliorare l’efficienza

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Avatar di sharman3 ottobre 2016 | 15:53

L’aumentata regolamentazione conseguente alle varie normative (Mifid I e II, RDR inglese o simili) potrebbe limitare l’accesso alla consulenza per i clienti con patrimoni contenuti e la risposta a questa situazione potrebbe essere la consulenza digitalizzata.

Se lo aspetta la maggioranza degli intervistati dalla Ricerca Natixis Global A.M. condotta sui consulenti finanziari. La survey ha coinvolto 2.550 tra promotori, consulenti e wealth manager a livello internazionale, 500 dei quali in Italia.

Il gap di consulenza potenzialmente emergente dalle nuove normative potrebbe essere in parte colmato dalle nuove piattaforme automatizzate, note come robo-advisor. Il 31% dei consulenti italiani (rispetto al 18% a livello globale) fa già uso di modelli di consulenza automatizzata per clienti con patrimoni bassi e il 77% ritiene che le piattaforme di consulenza front-end automatizzata possano essere un modo per migliorare l’efficienza della loro attività. Ma la quasi totalità degli intervistati italiani (91%) non è affatto preoccupata del fatto che i robo-advisor possano rendere la consulenza tradizionale obsoleta. Una ragione sta nel fatto che non ritengono che tali strumenti automatizzati possano offrire l’asset allocation tattica necessaria, soprattutto in mercati volatili o al ribasso.

Un’altra sfida è stabilire un rapporto con la clientela più giovane e con i Millennial. Un numero elevato di consulenti italiani dichiara, infatti, di avere difficoltà nell’offrire o trovare prodotti adeguati agli investitori più giovani. Per ben il 77% degli intervistati italiani, rispetto al 53% registrato globalmente, la disponibilità di servizi adatti o interessanti per la clientela giovane è una problematica.


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