Hong Kong: il Fintech di frontiera

A
A
A
Avatar di Federico Morgantini 28 Ottobre 2016 | 10:17

Ex colonia britannica, dal 1997 Hong Kong è diventata una “Special Administrative Region of the People’s Republic of China”, rimanendo comunque molto indipendente. È una penisola circondata da un arcipelago di isole a sud della Cina, con una superfice totale pari a quella del Lussemburgo e ha una popolazione di 7,5 milioni di persone (in gran parte straniere), che la rendono il quarto paese al mondo per densità abitativa. Nell’immaginario collettivo è la New York d’Asia per la sua giungla di grattacieli altissimi fin dagli anni ’60, o anche la Londra d’Asia per la sua cultura anglosassone e i servizi finanziari.

Di fatto questi paragoni sono calzanti e declinabili anche nel Fintech. A Hong Kong c’è la presenza di tutte le istituzioni finanziarie mondiali. Per dire, c’è anche una filiale totalmente funzionante del Monte Dei Paschi di Siena, che probabilmente non verrà chiusa perché efficiente e profittevole. Banche, assicurazioni, broker, fondi e ogni altro servizio finanziario di tutto il mondo a Hong Kong si incontrano e dialogano in ascensore prima di scendere ai diversi piani dello stesso palazzo.

In più è qui che per decenni il resto del mondo ha incontrato la Cina all’epoca impenetrabile. È qui che tuttora transita la grande maggioranza dei capitali, delle merci e degli interessi che la Cina scambia con il resto del mondo. È qui che esistono due lingue nazionali e sono le più parlate al mondo: il cinese e l’inglese, e ogni persona istruita parla fluentemente entrambe.

In tale contesto il Fintech è nato spontaneo ed è poi stato aiutato dalle istituzioni e dai fondi. È all’avanguardia il polo costituito a inizio 2016 dalle Hong Kong Monetary Authority e la Hong Kong Applied Science and Technology Research Institute (ASTRI), è all’avanguardia l’incubatore CyberPort e associazione FinTechHK, che raggruppa 63 startup e a oggi ha in calendario 81 eventi nei prossimi mesi, tra cui matching fra startup e investitori.

Molte delle startup “hongkonghine” sognano il salto della frontiera, cioè sognano il grande investitore cinese o, ancor meglio, il grande cliente cinese che scelga la loro tecnologia da usare nella gestione dei sui 300 milioni di correntisti o assicurati (numeri standard per una grande banca o assicurazione cinese).

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

Non è possibile commentare.

ARTICOLI CORRELATI

Asset allocation: occasione fintech in 3 aree chiave

Banche, un po’ di fintech in ognuna di voi

Fondi di investimento, nuovo comparto a tutto fintech per Ubp

NEWSLETTER
Iscriviti
X