Il Fintech per gli studenti cinesi all’estero

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Avatar di Federico Morgantini 5 Dicembre 2016 | 14:53

Sono sempre di più i cinesi che vanno all’estero per studiare e spesso anche in prestigiose università. I motivi sono due. Da un lato in Cina la cultura confuciana dà grande valore all’apprendimento, in più la politica del figlio unico ha reso le famiglie ossessionate dalla crescita ottimale dell’unico figlio che dovrà mantenere tutti [genitori e nonni].

Dall’altro le università di tutto il mondo fanno a gara per avere studenti cinesi e mostrarsi realmente internazionali e, a dire il vero, per prendere punti nel ranking universitario.

Però molti di questi studenti fanno fatica a pagare le rette e addirittura a trasferire i RMB dalla Cina all’estero. Tanto che alcune società Fintech si sono specializzate sulla clientela cinese e soddisfano i loro bisogni.

Ad esempio Prodigy Finance, società inglese, si è specializzata nelle erogazioni di prestito per studio ai cinesi. Infatti per questi sono molto difficili da ottenere dalle banche tradizionali locali, che calcolano il rischio e la solvibilità con sistemi tradizionali.

Prodigy Finance eroga i prestiti su valutazioni fatte con metodi molto più moderni, come il livello della scuola che ha accettato lo studente e il suo rendimento negli esami. Dati che in qualche modo fanno prevedere un certo tipo di lavoro e stipendio in futuro, tanto da dare la certezza di ripagare il prestito.

In effetti un cinese che esce da una università come NSEAD, Columbia, Yale, London Business School, Oxford o Cambridge, sapendo l’inglese e il cinese e avendo una visione culturale sia occidentale che orientale, non farà fatica a guadagnare bene.

Altro esempio è la Flywire, Fintech di Boston che si è specializzata nel trasferimento di denaro, cambio valuta e pagamento delle rette universitarie per cli studenti cinesi negli Stati Uniti.

Sapendo che la Cina è il paese con le Fintech più grandi e ricche del mondo, viene da domandarsi perché non siano queste a seguire i propri connazionali all’estero. Howard Yu, professore di strategie di gestione e innovazione al IMD Business School in Svizzera, dice che le Fintech cinesi mancano ancora di network e prospettiva internazionale. Visione assolutamente condivisibile, se guarda a Uber China che ha smesso di accettare le carte di credito internazionali appena è stata acquisita da Didi, APP cinesie per la ricerca di taxi ordinari.

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