Smart city, un mondo senza contanti non è lontano. Ma…

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Daniel Settembre di Daniel Settembre 11 Gennaio 2017 | 08:30

Secondo un recente articolo comparso sul The Guardian, sono in aumento le città senza contanti. Ma il rischio è quello di una possibile esclusione per le fasce meno abbienti. Da Seoul a Bergamo, città grandi e piccole sono in prima linea per passare completamente ai pagamenti digitali, adottando carte contactless e tecnologia touch mobile.

Se in futuro sarà possibile vedere delle città più digital e sebbene anche per i fondi di beneficenza sono ora possibili pagamenti contactless, l’assenza di contanti, si chiede il giornale britannico, cosa potrebbe significare per i venditori ambulanti, piccoli commercianti e gli abitanti più poveri? Alcuni esperti infatti temono una società urbana divisa da quelli con redditi più bassi, a causa della loro dipendenza dalle forme valutarie tradizionali.

E questo è vero soprattutto in alcune aree del pianeta come l’India, dove la questione sta diventando centrale. A novembre il primo ministro Narendra Modi ha annunciato la rimozione dei tagli da 500 e da 1000 rupie dalla circolazione come parte di un più ampio tentativo di inseguire la rivoluzione digitale, con l’obiettivo di limitare il contante e contrastare la corruzione del Paese. Ma nonostante gli sforzi del governo spingano in questa direzione, tanti cittadini indiani continuano a chiedere denaro liquido.

In Europa le cose vanno leggermente meglio. Secondo un recente rapporto di Fung Global Retail & Technology, 9 dei primi 15 paesi meglio digitalizzati sono nel Vecchio Continente. Si prevede che la Svezia diventi il primo Paese al mondo completamente senza contanti. Si pensa che ciò potrebbe accadere entro il 2030. Eppure, anche la Svezia sta vivendo problematiche simili all’India, per lo più lungo le linee demografiche. Le persone anziane nel nord rurale, che tendono a essere meno tecnologiche, risentono del potere economico di Stoccolma e Göteborg, zone urbane quasi completamente senza contanti.

Una parziale soluzione sembra averla trovata il Kenya che per i cittadini “unbanked” – cioè senza un conto bancario – ha consentito l’accesso a un sistema senza contanti attraverso cellulari a basso costo. M-Pesa è diventata in breve tempo una piattaforma mobile leader permettendo a milioni di utenti di trasferire denaro tra di loro con l’invio di messaggi di testo e memorizzare i loro fondi in modo digitale, senza aprire un conto bancario convenzionale. Così come in Zimbabwe il servizio digitale EcoCash che ora conta oltre 6 milioni di utenti.

E in Italia? Secondo i dati dell’Anci – che ha dedicato un Osservatorio ad hoc per le smart city italiane – aggiornati all’anno scorso, sono state lanciate 1.308 progetti che coinvolgono 15 milioni di cittadini in 158 Comuni per un investimento totale di 3,7 miliardi di euro. I settori che contano più progetti sono quelli relativi alla mobilità, all’ambiente e alla partecipazione dei cittadini mentre il più finanziato risulta essere quello dedicato alla pianificazione e alla governance.

Purtroppo, scriveva il Corriere della Sera, anche l’Italia appare divisa in due: grandi o piccole che siano, infatti, le città intelligenti più vicine ai cittadini e più vivibili stanno tutte al Centro-Nord. Milano, Bologna e Firenze sono in testa alla classifica generale City Rate 2015 (l’indagine annuale, realizzata da Forum PA con la collaborazione di Openpolis), seguite da Modena, Venezia, Parma, Reggio-Emilia, Trento, Padova e Trieste, che chiude la top ten. Bisogna invece arrivare al 43esimo posto per incontrare la prima città del Sud, Cagliari, seguita da Lecce (54esimo posto) e Matera (58esimo).

Per Smart City Index 2016, la classifica realizzata dalla Ernst & Young in collaborazione con Ericsson, Tim e Indra, che comprende ben 116 centri urbani del nostro paese, invece, le città più “intelligenti” sono Bologna, Milano e Torino.

Ma in ogni caso, conclude The Guardian, la sfida per le banche, i regolatori, e gli innovatori tecnologici che vogliono creare le cosiddette “Smart City”, è quello di assicurarsi che le piattaforme in evoluzione siano accessibili a tutti. Se non si riesce a trovare un ecosistema di pagamento comune, potremmo trovarci di fronte città profondamente divise.

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