Caam e Sgam, nozze in salsa francese

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di Matteo Chiamenti 9 Febbraio 2009 | 09:00
La fusione annunciata tra Caam e Sgam creerà il quarto gruppo europeo del risparmio gestito. I clienti italiani che vantaggi ne potranno trarre? Procediamo ad una breve analisi dello scenario che ci attende.

Il 26 gennaio è stato annunciato a Parigi il matrimonio dell’anno (per ora) nell’ambito dell’asset management europeo; Caam e Sgam sanciscono l’unione tra Crédit Agricole e Société Générale. Un’unione che però non lascerà con l’amaro in bocca i romantici. Sempre che siano clienti.

La join venture farà capo per il 70% a Crédit Agricole mentre per il restante 30% a Société Générale.; nel risparmio gestito si genererà il nono gruppo a livello mondiale ed il quarto in Europa. Un colosso che in Italia può contare su asset per circa 17,5 miliardi di Euro e oltre 200 clienti sul versante Caam e 3 miliardi di Euro su quello Sgam. Osserviamo i vari punti di forza delle singole realtà.

Sgam non offre direttamente fondi italiani. Appare quindi interessante per il mercato italiano approcciare all’offerta azionaria di Caam, specie nell’offerta di fondi dedicati al Far East: occorre citare il Caam funds Asia Pacific Renaissance, il Caam funds Korea ed il Caam funds Asian Growth. Un occhio anche ai fondi del sudamerica e all’offerta dedicata agli obbligazionari convertibili.

I clienti di Crédit Agricole potranno invece puntare all’offerta obbligazionaria di Sgam, suo specifico punto di forza; caratteristiche che si configurano, quindi, perfettamente complementari. Un contributo altrettanto valido può arrivare anche dai comparti monetari area Euro.

Comune vantaggio per i clienti delle due società potrebbe essere la riduzione dei costi, dato che gli azionari e gli absolute return di Caam risultano meno espansivi dei corrispettivi Sgam.

E’ proprio vero, i rapporti platonici solo possibili solo all’interno di un matrimonio.

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