Private equity, occorre resistere

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di Matteo Chiamenti 4 Febbraio 2009 | 11:00
Non rimane che resistere. E’ quanto emerge dal recente congresso sul private equity di Berlino. Henry Kravis non lascia spazio ad illusioni ed esprime tutte le preoccupazioni di un settore che sembra ormai giunto ad un bivio cruciale: sopravvivere o soccombere?

Non facciamoci illusioni . Siamo di fronte ad una lunga fase recessiva. Una situazione che si protrarrà per un bel po’. E a cui dobbiamo resistere” parola di Henry Kravis, la leggenda di KKR & Co. Se Martin Luther King aveva il suo “I have a dream”, Kravis propone “I have a nightmare”. Perlomeno questo è quanto emerso dal un workshop presso l’Intercontinental Hotel di Berlino, fonte Finanza & Mercati; 2.200 iscritti per ascoltare 250 speakers, tutti esponenti di punta del private equity.

Obiettivi cambiati. O meglio dissolti. Se è vero che l’unico obiettivo attuale sembra essere la prospettiva di potersene porre uno. Due anni fa a Francoforte, i private riuniti a congresso celebravano un target di 50 miliardi di dollari di deals in un anno solo. Ora, stando a quanto riportano i dati Dow Jones per l’ultimo trimestre 2008, gli investimenti in private sono crollati del 60%, 43 miliardi in tutto.

Persiste qualche eco di spartana fierezza nelle parole di Kravis  “Se le banche non hanno soldi, ebbene, saltiamole. Andiamo direttamente dai fondi, tipo Fidelity o Templeton. Dai fondi pensione o dai fondi sovrani”. Per sconfiggere la minaccia della mancata raccolta, indirizziamoci verso un canale comune sembra voler dire. Le Termopili del risparmio gestito ci salveranno?

Le battaglia tra i prodi 300 e l’esercito di Serse sembrava essere una sconfitta annunciata. Si rivelò un’ incoraggiante premessa di riscatto. Riuscirà Leonida Kravis a ripetere la storia? C’è solo un problema. Il nemico reale potrebbe derivare dalla compattezza del suo esercito.

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