Risparmio gestito: il made in Italy fa cilecca?

A
A
A
Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 26 Gennaio 2009 | 17:30
Una ricerca svolta da Feri, mostra uno scenario del risparmio gestito italiano poco confortante. Se è vero che le performance non risultano esaltanti, riusciranno le sgr nostrane ad affrontare la sfiducia degli investitori?

Italia paese di santi, poeti e navigatori. Sembrerebbe non di gestori. Questo è quanto emerge da un’indagine sul rating complessivo delle case di gestione presenti sul nostro mercato svolta per CorrierEconomia. L’indagine è stata fatta da Feri, società tedesca di ricerca e di analisi indipendente, da poco attiva in Italia; il punteggio è stato attribuito secondo due variabili chiave: la performance (peso pari al 70%) ed il rischio annesso (30%).

Se si osserva la top ten relativa alle società con almeno 25 fondi con rating di prima fascia (un rating generato dalla stessa Feri), i risultati per i gestori “nostrani” appaiono sconfortanti: nessuna sgr. Al primo posto troviamo la francese Axa, seguita dall’americana Fidelity e da JPMorgan. Il dato sembrerebbe chiaro: nell’ultimo trimestre del 2008, le grandi case d’investimento probabilmente hanno saputo offrire con i loro fondi, un mix tra rendimenti e controllo del rischio più efficiente di quello offerto dalle scuderie di casa nostra. Lo scenario appare tuttavia maggiormente confortante se si osservano i gruppi di minori dimensioni (d’altra parte le piccole realtà societarie caratterizzano al meglio la nostra nazione): nella categoria dagli 8 ai 25 fondi con rating appare al quinto posto la sgr del gruppo Ubi Banca (in una classifica che vede ancora al comando una società francese, Carmignac, seguita a ruota dalla britannica Vitruvius).

La proposta italiana è davvero così deludente? Sebbene i dati propendano per il sì, occorre soffermarsi a riflettere. La classifica proposta tratta in maniera impari la performance ed il rischio, privilegiando il primo aspetto; e le sgr italiane tipicamente identificano come loro forza proprio l’ambito legato alla “sicurezza” dell’investimento (a causa del tipico modus agendi dell’investitore italiano, solitamente poco propenso al rischio). Tant’è che se si considera esclusivamente il rischio, le sgr italiche migliorano la loro posizione in classifica. Paradossalmente, (una volta lasciata da parte questa indagine) è proprio partendo da questa tipica caratteristica nostrana, che ci si potrebbe attendere un rilancio del risparmio gestito nel nostro paese. Se è vero che l’aspetto della performance non risulta esaltante, il mercato attuale sembra dare segnali di ricerca di fiducia, più che di profitti esorbitanti. Una fiducia basata sulla necessità di sentire il proprio investimento come “sicuro”. Meglio un uovo oggi che una gallina domani, si potrebbe dire.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

Non è possibile commentare.

NEWSLETTER
Iscriviti
X