Fondi a gestione alternativa: prospettive per il 2009

A
A
A
di Matteo Chiamenti 21 Gennaio 2009 | 08:00
Siamo all’inizio del 2009, ma le prospettive per i fondi a gestione alternativa non sembrano essere migliori rispetto a quelli formulati nell’ultimo anno e mezzo. Colpa di un contesto molto differente rispetto a quelli in cui nacquero.

I fondi alternativi sono sicuramente tra i principali protagonisti ed imputati dell’attuale grigio scenario economico. Per anni sono stati fiore all’occhiello dei delle principali società di gestione del risparmio, per via delle caratteristiche ad elevato contenuto tecnico che li rendevano estremamente appetibili: a differenza della gestione tradizionale (investimenti classici nell’azionario, obbligazionario, immobiliare), che è caratterizzata unicamente da posizioni “lunghe”, gli investimenti alternativi cercano rendimenti “assoluti”, attraverso, per l’appunto, forme accurate di ingegneria finanziaria (derivati, arbitraggi, emissione di titoli a copertura e via dicendo). Questa giocattolo magico pare abbia perso definitivamente il suo fascino originario.

Anche se la crisi è stata inaugurata proprio dal fallimento di un hedge fund (Bear Stearns, andato in default nel giugno del 2007), nei mesi seguenti l’analisi delle problematiche relative si è concentrata sulle banche di investimento o su alcuni modelli alternativi di business bancario. Tuttavia, negli ultimi mesi il mondo dei fondi alternativi non ha mai smesso di fare notizia: i deludenti rendimenti offerti da alcuni strumenti, il drastico calo della raccolta e non ultima la pubblicità negativa correlata alla frode realizzata Bernard Madoff, hanno rilanciato il dibattito su questi veicoli di investimento.

Quali prospettive attendono questo tipo di mercato nel 2009? A tal proposito l’analista Rocki Gialanella sostiene che tutti questi temi di discussione continueranno a dominare la scena , facendo seguito alla progressiva riduzione dei patrimoni gestito che potrebbe, stando alle previsioni di alcuni studi, ridurre della metà l’asset under management. In quest’ultimo caso, i fondi alternativi correrebbero un serio rischio di trasformarsi in qualcosa di molto lontano dai ‘power brokers’ (definizione utilizzata anni addietro dalla società di consulenza Mckinsey per indicare un ristretto gruppo di enti e veicoli di investimento  considerati dei veri concentrati di potere finanziario).

Tra le molte difficoltà incontrate dall’industria troviamo la capacità di finanziarsi. Una parte della capacità di attrarre flussi di investimento dei fondi alternativi era legata alla possibilità di realizzare investimenti molto più elevati rispetto a quelli consentiti dai volumi apportati dai propri clienti tramite l’effetto leverage. Ma ora la situazione è cambiata in maniera radicale: le banche sono molto restie a prestare denaro e inoltre lo fanno applicando condizioni molto più restrittive, esigendo dai fondi garanzie sempre più consistenti per accedere ai crediti. Uno scenario che sicuramente non aiuta le specifiche politiche di raccolta di questa categoria e che si distanzia sempre di più da quella che sembrava essere una realtà all’avanguardia.
 

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo
NEWSLETTER
Iscriviti