Ambrosetti Am Sim: mercati e incertezze politiche, quali strategie anti-spread per i portafogli?

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Chiara Merico di Chiara Merico 13 Febbraio 2017 | 09:31
Secondo Riccardo Ambrosetti la soglia 200 dello spread, così come un rendimento del decennale italiano compreso tra il 2,30% ed il 2,50%, rappresenta per molti investitori una buona opportunità di tornare ad investire in obbligazioni italiane.

SPREAD IN AUMENTO – Lo spread BTP Bund ha marginalmente superato gli scorsi giorni la soglia dei 200 punti base, spiega Riccardo Ambrosetti, presidente di Ambrosetti Asset Management Sim. Il rischio francese di una vittoria della Le Pen, il riemergere di tensioni sulla Grecia, il braccio di ferro tra ministri tedeschi e BCE circa il mantenimento del QE, non ultimo l’instabilità politica italiana che ha in parte frenato il percorso di recupero di fiducia internazionale sono alcuni dei fattori che hanno portato a scaricare la tensione sui titoli governativi dei paesi più deboli, tra questi l’Italia che, ricordiamo, non è solo uno dei paesi più indebitati a livello pubblico al mondo ma, anche, uno dei principali emittenti di obbligazioni governative. Questo tipo di tensione coinvolge anche in parte il sistema bancario domestico tipicamente molto esposto su questa classe di attivo. La classe di attivi interessata direttamente dall’andamento dello spread è, naturalmente, rappresentata dai titoli ”simili”, in primis obbligazioni governative emesse da stati altrettanto aggredibili dalla speculazione oltre a obbligazioni di aziende che incorporano il medesimo rischio paese. Più difficile ipotizzare che un eventuale contagio possa coinvolgere obbligazioni di altra origine. Dal punto di vista operativo sappiamo che la soglia 200 dello spread in oggetto, così come un rendimento del decennale italiano compreso tra il 2,30% ed il 2,50%, rappresenta per molti investitori una buona opportunità di tornare ad investire in obbligazioni italiane, considerando anche che tassi simili, garantiti da Stati principali, sono rintracciabili oggi solo investendo nel titolo governativo decennale Usa che, peraltro, incorpora un rischio cambio che i titoli italiani non hanno.

TASSI IN CRESCITA – Tutto ciò premesso, occorre ricordare che l’andamento globale dei tassi, a livelli storici bassissimi in quasi tutte le latitudini, preannuncia una generalizzata salita degli stessi. Questo scenario non è favorevole ad allocazioni strategiche particolarmente sbilanciate verso il comparto. Strategie “buy and hold” su titoli di stato, in particolare se con scadenze a medio-lungo termine, sono sconsigliabili. Ancor più accortezza nella diversificazione valutaria all’interno del comparto: ricordiamo che il rischio valutario rappresenta la maggior parte del rischio di tali forme di investimento e richiede una gestione altamente professionale. La soluzione consigliabile consiste in una seria diversificazione delle strategie di investimento: riteniamo indispensabile il passaggio da modalità “cassettista in obbligazioni”  a un approccio più professionale che consideri investimenti azionari come un pilastro ineludibile ad una sana asset allocation ed una capacità dinamica di rivedere nei momenti più opportuni il posizionamento, conclude Ambrosetti.

 

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