Assogestioni: abbandonare la logica della vendita

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di Matteo Chiamenti 18 Marzo 2009 | 14:20
Si è svolta qualche ora fa l’assemblea annuale 2009 di Assogestioni. Si è trattato di “Il settore del risparmio gestito: interventi di policy per il dopo crisi”. Un appuntamento che ha avuto modo di sottolineare tutte le cifre della crisi, attraverso l’esposizione di Marcello Messori, Giovanni Carosio e Vittorio Conti.

Nella giornata di oggi, 18 marzo 2009, si è svolta la consueta assemblea annuale di Assogestioni. Un appuntamento atteso da molti, ai fini di sentire un’opinione “corale” (data la presenza di Consob e Banca d’Italia) sulla crisi del risparmio gestito. Un’aspettativa che si può dire soddisfatta anche se con le dovute precisazioni.

L’incontro ha avuto modo di presentare una chiara esposizione di quelli che sono i numeri e i dati della crisi. E’ questo l’aspetto che forse è apparso più rilevante. Più che lanciarsi in analisi (cosa comunque molto rischiosa, dato la possibilità di cadere nel già sentito), sembra che si sia voluto puntare sull’esposizione chiara di tutte le tematiche portanti di questo contesto problematico. Un obiettivo palese già dalla prima introduzione di Marcello Messori (presidente Assogestioni); venti minuti nei quali sono state mostrate le dinamiche patrimoniali del mondo dei fondi, congiuntamente alle principali novità normative di settore (MIFid e Ucits IV su tutte). Giusto per citare qualche numero e per capirne la portata, nel 2008 sono stati sfiorati i 200 miliardi di euro di deflussi, contro i già problematici 80 miliardi del 2007. In seguito, Giovanni Carosio (vice direttore generale Banca d’Italia) e Vittorio Conti (commissario Consob) hanno avuto modo di approfondire i dati proposti da Messori.

Nel particolare però, l’intervento di Conti è stata una riflessione complessiva sui numeri e temi espressi in precedenza, dove è stato possibile esprimere qualche idea condivisa da parte delle autorità presenti. Sicuramente la crisi del risparmio gestito ha avuto in Italia uno sviluppo particolarmente pesante in termini di deflussi. Proprio alla luce dell’incidenza degli stessi, e della nota “rigidità normativa” del nostro paese, urgono riflessioni sull’opportunità o meno di legiferare ulteriormente e con quali modalità, anche in relazione alle incalzanti richieste di semplificazione dell’offerta presenti nel mercato (a cui la raccolta deve far fronte). Per Conti sarebbe importante adottare una regolamentazione che sia adeguata ma non complessa, cercando inoltre di spingere il nostro sistema verso omogeneizzazione con i principali mercati, essendo consci delle persistenti arretratezza sul piano fiscale e della distribuzione.

Il contesto di crisi, continua Conti, ci permette come non mai di ripensare alle regole che governano il settore finanziario. Proprio partendo da questo presupposto, servono segnali forti (per esempio una maggiore importanza alle sanzioni) al mercato, ottenibili solo attraverso un continuo dialogo tra le autorità e gli operatori stessi; il modello basato su una distinzione netta tra il piano normativo (istituzioni) e quello operativo (società) deve essere sostituito da uno che si basi sulla concertazione di intenti. Il mondo del risparmio gestito deve inoltre abbandonare la logica della semplice vendita, spingendo sull’offerta di un vero e proprio servizio.

Questi i maggiori punti da sfruttare per uscire dalla crisi. E, paradossalmente, questi rappresentano le maggiori sfide. Quasi più della crisi stessa. Perché uscire da un momento buio, risulta spesso molto più semplice dell’evitare di finirci nuovamente dentro.

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