Risparmio gestito – Aumentano i fans degli emergenti

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di Matteo Chiamenti 14 Aprile 2009 | 10:00
Anche Legg Mason è fiduciosa nella ripresa degli emergenti. Lo scopriamo dalla view di Scott Glasser, portfolio manager di ClearBridge Advisors, affilliata della società.

Avevamo recentemente riportato l’opinione positiva di Allianz Global Investors sul mondo dei paesi Bric. Ora è la volta Scott Glasser, portfolio manager di ClearBridge Advisors, affiliata  Legg Mason, che ci spiega perché i mercati emergenti saranno i primi a uscire dalla crisi globale e saranno avvantaggiati rispetto all’Europa. Insomma, sembra nascere un coro dal mondo del risparmio gestito: non abbiate sfiducia nella ripresa degli emergenti.

Glasser inizia la trattazione: “I mercati emergenti  più importanti, ad esclusione della Russia, saranno i primi a riprendersi  dall’attuale crisi globale. In generale,  in questi mercati, sia i consumatori che i governi  presentano una condizione più sana rispetto agli Stati Uniti e all’Europa: hanno un livello del debito inesigibile, sia quello delle aziende sia quello individuale, molto più basso, da una parte, e riserve e risparmi cospicui dall’altra. Inoltre,  il tutto è sostenuto da più alti  tassi di crescita. Questo consente ai governi di mantenere la crescita, seppure a un ritmo più lento, incanalando internamente gli investimenti, tramite consistenti programmi di stimolo fiscale. Siamo convinti, tuttavia, che l’economia degli Stati Uniti si riprenderà prima di quella delle altre economie mature europee, in ragione di una serie di fattori. Innanzitutto, riteniamo che gli Stati Uniti abbiano accusato gli effetti della stretta creditizia prima dell’Europa e che per questo motivo abbiano reagito in anticipo su molti fronti. Il sistema politico americano ha proposto e continuerà a proporre soluzioni più veloci e potenzialmente più drastiche per affrontare gli attuali problemi economici.”
 
Continua Glasser: “In secondo luogo, al fine di dare una spinta di accelerazione alla crescita nel breve termine, gli Stati Uniti sono disposti a tollerare dei cospicui deficit delle partite correnti per un certo periodo di tempo. Ciò è diverso in Europa, dove le visioni contrastanti sui tassi di interesse, sui cambi e sui deficit rispecchiano delle realtà economiche e politiche sottostanti differenti. Per quanto  riguarda la ripresa nell’ambito produttivo, le società Usa sono in grado di reagire, di ridurre i costi o di chiudere attività più rapidamente, in quanto non devono rispondere ai programmi sociali esistenti in Europa. In terzo luogo, la spina dorsale del sistema economico statunitense è costituita da  sempre dalle piccole imprese e la loro linfa vitale è l’accesso al capitale e al credito. Con il graduale migliorare della situazione creditizia, è presumibile che in questa parte dell’economia la ripresa sia più rapida. Il credito comincia a fluire nuovamente e  abbiamo testimonianze di lanci di nuove iniziative imprenditoriali a tutti i livelli sostenute da prestiti. Anche il mercato dei titoli di credito ha ripreso a funzionare ed è probabile che i programmi del governo a sostegno di questo settore siano ampliati”.
 
Entrando nello specifico societario Glasser spiega: ”Dal punto di vista della nostra società, i ricavi e l’outlook per il primo trimestre appaiano terribili, ma gli analisti hanno ora cominciato a scontare drammaticamente le loro aspettative per il 2009 e, in parte, per il 2010. Vi è qualche speranza per una ripresa nella seconda metà del 2009, che io tuttavia vedo come poco probabile. È chiaro che il governo si sta adoperando per mettere in moto delle proprie risorse, tramite stimoli fiscale, e per aiutare il sistema bancario a ogni costo. Ciò elimina lo scenario peggiore di un fallimento del sistema. Tuttavia, ci vorrà del tempo perché gli effetti di questi aiuti e della spesa governativa abbiano effetto nelle varie parti del sistema. In sostanza, negli Stati Uniti la sofferenza potrà essere più acuta nel breve termine, ma la ripresa dovrebbe arrivare prima”.

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