Non ci resta che attendere la Banca Centrale Europea

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di Matteo Chiamenti 20 Aprile 2009 | 12:30
Sempre più protagonisti del mondo finanziario, ritengono che la politica BCE stia sempre più distaccandosi dalle logiche di pura strategia monetaria e che le logiche macroeconomiche si stiano trasformando in scelte sulla base di equlibri politici. Stefen Isaacs, di M&G Investments, ci illustra questo tema.

Se giusto un paio di anni fa ci fossimo messi a parlare di tassi Bce prossimi allo zero, qualcuno avrebbe gridato all’eresia e si sarebbe messo a ridere. Poi si sa com è andata a finire, ed eccoci qui ad ascoltare Stefan Isaacs, gestore del fondo M&G European Corporate Bond Fund, nella sua view sui margini pressoché nulli della banca centrale.

La BCE ha tagliato i tassi dall’1,5% all’1,25% qualche settimana fa, portando il tasso principale ai livelli più bassi da quando la BCE ha preso il controllo della politica monetaria nel 1999. I mercati si aspettavano un taglio dei tassi all’1%, e giustamente.  

Tutto sembra peggiorare in Europa, quasi senza eccezioni. La forza dell’euro rispetto a un paniere di valute estere sta per raggiungere un livello mai visto prima, e questo penalizza le esportazioni (a gennaio ad esempio, le esportazioni della Germania verso i Paesi non UE sono scese del 24,5% rispetto all’anno precedente). L’altro ieri, il PIL dell’Eurozona per il quarto trimestre è stato corretto al ribasso a -1,6%, indicando che la recessione è stata altrettanto forte in Europa che negli Stati Uniti e nel Regno Unito. A febbraio il tasso di disoccupazione era all’8,5% ma si prevede che supererà presto il 10%. A marzo la fiducia dei consumatori è scesa ai minimi storici. La riluttanza dei leader europei a intervenire con ulteriori stimoli fiscali non sta, inoltre, migliorando le cose.

Nel frattempo, sul fronte monetario, l’inflazione è scesa all’1,2% e potrebbe diminuire ancora (i prezzi al consumo in Spagna si stanno già abbassando). Il tasso di crescita del credito sta scendendo ripidamente – nell’anno che si è chiuso a febbraio, si è registrato il minor tasso di crescita dei prestiti a famiglie e aziende degli ultimi quattordici anni. È anche preoccupante che il tasso di crescita delle riserve di denaro sia sceso al 6% anno su anno, circa la metà rispetto all’inizio del 2008.

Quindi, cosa sta aspettando la BCE? Il taglio dei tassi dello 0,25% rappresenta una qualche forma di compromesso? Forse la BCE spera che arrivino degli stimoli extra da qualche altra parte. Dopo che Trichet ha fatto riferimento all’esigenza di “misure non convenzionali”, sembra però possibile che saranno intraprese misure di alleggerimento quantitativo. In Europa è però difficile prevedere di che tipo saranno – quali obbligazioni governative dovrebbe comprare la BCE? Si concentrerà sull’acquisto di corporate bond, e se così fosse, di quali? Siccome le aziende europee dipendono maggiormente dal credito bancario piuttosto che dall’emissione di obbligazioni, se la BCE acquistasse corporate bond, questa misura sarebbe in grado di far cambiare le cose?

Il mese prossimo la situazione dovrebbe diventare più chiara
, sebbene è probabile che si manifestino numerosi punti di disaccordo tra gli Stati membri sulle migliori azioni da seguire. Qualunque cosa succeda, l’inattività della BCE fino ad ora rivela i problemi insiti nel tentativo di raggiungere una decisione economica attraverso il consenso politico di gruppo, quando i diversi Paesi vogliono cose diverse.

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