Risparmio gestito – Più attenzione sulla Cina

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di Matteo Chiamenti 18 Maggio 2009 | 10:00
Il Codice dragone è un’attenta e approfondita analisi del mercato azionario cinese condotta da Paul Chan, chief investment officer Asia escluso Giappone di Invesco.

La Cina, negli ultimi 20 anni, ha raggiunto livelli impensabili sotto molti aspetti, considerando anche la significativa crescita economica ed il rapido sviluppo del mercato dei capitali. Le enormi dimensioni del mercato, il continuo potenziale di sviluppo e la crescente importanza a livello mondiale hanno portato la Cina ad attirare gli interessi di molti investitori in tutto il mondo.
 
1. La Cina è cresciuta del 30% nei primi due mesi del 2009; quali sono le ragioni del successo?
Le azioni cinesi di classe A hanno ottenuto performance superiori a quelle di classe H appartenenti allo stesso peer group in Hong Kong ed anche rispetto ai mercati globali in generale nei primi due mesi dell’anno, dal momento che le prospettive sono leggermente migliorate, stimolando la ripresa degli indici, che sono rimbalzati rispetto ai minimi del 4° trimestre 2008. I privati e le imprese hanno ricominciato ad investire ed anche i gestori asiatici hanno iniziato a ridurre la liquidità ed a puntare sull’azionario. A parte questo, vi sono altri segnali della possibile ripresa economica, come ad esempio l’aumento della liquidità delle imprese ed il significativo incremento dei prestiti nel gennaio 2009. Occorre notare che il turnover del mercato azionario è sensibilmente aumentato, dal momento che ora l’attenzione è puntata sulle imprese che potrebbero beneficiare degli aiuti governativi cinesi. Tuttavia, è ancora presto per capire se tutti questi elementi contribuiranno alla crescita degli utili in tutti i settori.

2. La produzione di elettricità in Cina è cresciuta sensibilmente nella seconda metà del febbraio 2009. Questo è un segnale della ripresa dell’attività economica?
Negli ultimi anni, il 75% dell’energia elettrica prodotta in Cina è utilizzata dalle industrie ed il consumo di elettricità ci può aiutare a valutare il livello di attività produttiva. I dati pubblicati dalle imprese produttrici di elettricità indipendenti indicano che la produzione di energia è cresciuta sensibilmente nel febbraio 2009. Nei primi due mesi dell’anno inoltre, la produzione si è ridotta ad un ritmo inferiore, segnando -3,7% rispetto all’anno precedente ed ai cali dell’8,6% nel novembre 2008 e del 9,8% in dicembre. L’aumento significativo dei consumi di elettricità è legato principalmente all’utilizzo da parte dei privati e dei commercianti, che ha controbilanciato il calo del 10,4% dei consumi da parte delle imprese. Per questo motivo, riteniamo che è ancora prematuro parlare di una ripresa economica, nonostante la sostanziale stabilizzazione dei consumi di elettricità.

3. Ci può illustrare le principali differenze tra le azioni di classe A e quelle di classe H del mercato di Hong Kong?

Solitamente ci si riferisce indistintamente alle azioni di classe A ed H, senza fare distinzioni nella terminologia usata, però questi titoli si differenziano per diversi aspetti, principalmente per la tipologia degli investitori, la liquidità, il settore di appartenenza e la correlazione coi mercati globali. Le azioni di classe H, emesse da imprese controllate dallo stato e quotate ad Hong Kong, non hanno limiti in termini di capitalizzazione e possono essere liberamente acquistate da investitori istituzionali internazionali. Le azioni di classe A sono, invece, destinate agli investitori domestici; gli investitori esteri hanno un limite di partecipazione fissato all’1%. Storicamente, il mercato domestico delle azioni di classe A tende ad essere poco correlato all’andamento dell’economia globale e degli altri mercati azionari. Al contrario, le azioni di classe H quotate alla borsa di Hong Kong presentano una correlazione molto più elevata coi mercati azionari globali a causa del libero accesso ai capitali esteri. Le azioni di classe A, inoltre, sono per la maggior parte emesse da imprese impegnate nei settori delle materie prime ed industriale, mentre quelle di classe H sono riferite alle grandi imprese dei settori delle telecomunicazioni e dell’energia, che spesso vengono chiamate “red chip”; facciamo riferimento ad esempio all’operatore telefonico China Mobile o alla CNOOC, dedita alla lavorazione del petrolio grezzo. Riteniamo che vi sono interessanti opportunità d’investimento in entrambi i mercati, pertanto puntiamo su entrambe le classi di azioni.

Non sottostimare la Cina

Considerando che le previsioni per i prossimi mesi non sono positive e che l’economia reale cinese potrebbe risentirne, si potrebbe dubitare della grande potenzialità della terza potenza economica mondiale. A prima vista, l’attuale situazione dei mercati sembra proprio confermare questa tesi: il PIL cinese in crescita al tasso più basso degli ultimi 7 anni, le esportazioni in picchiata e l’aumento della disoccupazione sembrano mettere in dubbio la teoria in base alla quale l’economia cinese è in grado di “dissociarsi” dal trend degli altri mercati, di cui spesso si è parlato in passato.

Ma analizzando i dati più da vicino e comparandoli con quelli degli altri paesi, si può notare che la Cina è posizionata meglio. Rispetto ai paesi sviluppati, che stanno affrontando una “recessione di bilancio” ovvero legata all’eccessivo indebitamento del settore finanziario e delle famiglie, si può notare che in Cina la situazione è decisamente migliore, dal momento che la recessione è principalmente dovuta al calo delle esportazioni verso i paesi più ricchi dell’OCSE. Visto che il rallentamento dell’economia cinese non è legato a caratteristiche strutturali di sistema, assisteremo ad una sicura fase di ripresa: prima di tutto incrementando la liquidità, come abbiamo potuto constatare in seguito all’aumento dell’attività di prestito, secondariamente attraverso politiche fiscali varate dal Governo Centrale per supportare l’attività economica ed infine attraverso politiche di supporto diretto all’economia. Un fattore che differenzia significativamente la Cina dalle altre nazioni è la sua quasi nulla esposizione in titoli “tossici” alla base dell’attuale crisi finanziaria.

Gli investimenti delle banche cinesi in questi strumenti finanziari, come i CDO (collateralised debt obligations) e gli altri strumenti derivati è veramente bassa. I bilanci sono relativamente buoni dal momento che il settore bancario cinese è ancora poco sofisticato in questa fase di sviluppo economico: circa l’80% dei ricavi delle banche è legato all’attività tradizionale di prestito. Il sistema bancario locale cinese ha generalmente una buona capitalizzazione: i coefficienti di adeguatezza patrimoniale sono tra il 10% ed 15% ed il rapporto tra prestiti e depositi è intorno al 67%, ovvero relativamente basso se comparato alle banche dei paesi sviluppati o di quelli emergenti, che superano il 100%. Mentre i paesi sviluppati stanno riformando il loro sistema bancario, introducendo diverse forme di sostegno a seconda delle necessità imposte dallo stato attuale dell’economia, la Cina è in vantaggio grazie alla stabilità dei suoi istituti di credito. Anziché puntare contemporaneamente sugli aiuti al sistema finanziario e sul supporto all’economia reale, il Governo cinese sta adottando misure proattive di supporto all’economia reale per stimolare la domanda domestica.

Le contromisure per affrontare l’attuale rallentamento dell’attività economica vanno dalle politiche fiscali e monetarie agli interventi diretti. Nonostante i buoni fondamentali che potrebbero da soli garantire una stabile crescita nel medio periodo, ci attendiamo ancora un periodo di incertezza dovuto alla pubblicazione di notizie ancora negative nel breve periodo, nell’attesa che il ciclo economico si riprenda. Abbiamo inoltre analizzato i dati che avevano portato alla crisi finanziaria che aveva interessato i paesi asiatici 10 anni fa, dal momento che quei trend rappresentano molto bene l’attuale situazione di mercato. Le imprese cinesi quotate ad Hong Kong, rappresentat
e dall’indice di classe H, hanno realizzato un significativo rimbalzo in seguito al crollo subito in seguito al raggiungimento dei massimi storici nel 1997 e si sono consolidate per poi riprendersi e riguadagnare terreno nel 2003 (grafico 1).

Anche se i momenti di crisi non sono paragonabili tra loro avendo cause diverse ed anche se molti stanno cercando di stabilire quanto durerà ancora questa recessione, riteniamo che la Cina sia in una posizione privilegiata per contrastare l’attuale crisi finanziaria globale e sarà una delle prime economie a riprendersi, dal momento che il rallentamento dell’attività produttiva è legato al ciclo economico sfavorevole piuttosto che all’indebitamento dei bilanci, al contrario degli altri paesi sviluppati. In conclusione, considerando che nei paesi asiatici è concentrato un quinto della popolazione mondiale e che questi possono vantare il più vasto mercato azionario, non bisogna lasciarsi sfuggire l’occasione di investire sul mercato cinese. 

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