Risparmio gestito – La paura delle frodi

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di Matteo Chiamenti 22 Maggio 2009 | 10:00
L’indagine Ernst & Young rivela un’allarmante situazione di tolleranza nei confronti di comportamenti non etici nel mondo degli affari

Il nuovo studio Ernst & Young “European Fraud Survey 2009 – Is integrity a casualty of the downturn?” evidenzia che in Europa, mentre si intensificano gli effetti della recessione, si manifestano trend preoccupanti su ciò che i lavoratori in azienda considerano essere comportamenti professionalmente accettabili.

Le risposte degli oltre 2.200 dipendenti delle più importanti aziende in 22 Paesi europei (inclusa l’Italia) variano a seconda dei rispettivi Paesi ma presentano alcuni temi ricorrenti. La metà del campione coinvolto considera accettabili comportamenti non etici e il 25% ritiene giustificabile pagare per accrescere e/o preservare il proprio business. Con riferimento a questo aspetto l’Italia si distingue per una percentuale più bassa (22%) della media europea, dove le percentuali maggiori si registrano in Spagna (38%), Repubblica Ceca  (43%) e Turchia (53%).

Solo l’8% della popolazione intervistata reputa accettabile alterare le performance finanziarie della propria azienda per far fronte alle tensioni determinate dall’attuale scenario economico; il dato cresce al 14% se riferito al campione italiano. 

David Stulb, Global Fraud Investigation & Dispute Services (FIDS) Leader di Ernst & Young, afferma: “I risultati del sondaggio evidenziano una deludente tolleranza di comportamenti non etici tra i lavoratori delle aziende europee. Il ricorso alla corruzione o all’alterazione deliberata delle performance finanziarie per mascherare risultati insoddisfacenti è condiviso da una quantità di intervistati che preoccupa per ampiezza”.

Paolo Marcon, partner responsabile FIDS per l’Italia sottolinea: “Se consideriamo le caratteristiche della popolazione intervistata quello che colpisce è la permeabilità del giudizio. In una situazione di crisi all’interno dell’organizzazione ci sono delle percezioni comuni e il rischio di comportamenti fraudolenti si insinua a tutti i livelli. In questo contesto la risposta dell’organizzazione deve essere tempestiva e proporzionata all’ampiezza della diffusione”. 

Un problema grave che va peggiorando

La crisi ha fatto emergere episodi fraudolenti che in passato la crescita economica ha consentito di mascherare, così come ha aumentato le pressioni sul management perché garantisca margini e fatturati attesi.

Una struttura aziendale instabile e responsabilità di reporting confuse facilitano, anche in fasi economiche positive, lo sviluppo di comportamenti fraudolenti che si intensificano in tempo di recessione.

Marcon evidenzia come: “Durante i processi di riduzione del personale, spesso accompagnati da fasi di integrazione/riorganizzazione aziendale, possono crearsi aree non adeguatamente controllate, incentivando così comportamenti  fraudolenti”.

Tale affermazione trova conferma nei risultati della survey secondo i quali il 36% (51% in Italia)
degli intervistati valuta possibile che in caso di riduzione dell’organico policy e procedure aziendali possano essere ignorate o trascurate.
Il 48% degli intervistati (61% in Italia) ritiene che i diversi standard di comportamento siano una delle principali cause di frode, in caso di integrazione tra due organizzazioni.

In Europa dilaga un senso di pessimismo

Oltre la metà degli intervistati si aspetta un aumento degli episodi fraudolenti nei prossimi anni, sono accomunate da questo punto di vista pessimistico il 54% delle risposte provenienti dall’Europa Occidentale e il 55% dall’Europa Centrale e Orientale. Il risultato del campione italiano è in linea (54%). Solo l’8% ritiene invece che le frodi aziendali diminuiranno.

Stulb commenta: “Le previsioni relative al futuro incremento delle frodi aziendali in Europa variano di poco se si considerano posizione geografica e benessere economico. Si tratta di una recessione globale e altrettanto globale è il problema delle frodi”.

Rischio o opportunità?

Stulb conclude affermando che: “L’attuale periodo di crisi può trasformarsi in un’opportunità, determinando un cambiamento più rapido ed efficiente rispetto a quanto non avverrebbe in un clima di normalità”.
 

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