Risparmio gestito – Est Europa, la convergenza resta intatta parte 2

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di Matteo Chiamenti 1 Giugno 2009 | 11:00
Commento di Angelika Millendorfer (responsabile dell’azionario mercati emergenti di Raiffeisen Capital Management) sulla situazione attuale dell’est Europa e sulle prospettive nel medio-lungo termine. Ecco la seconda parte.

Dopo la prima trattazione dell’area, entriamo nel dettaglio delle problematiche relative all’Europa Orientale.

Fattori di rischio: prestiti in valute straniere
E’ pur vero che le svalutazioni monetarie non sono una panacea. Possono trasformarsi in pesanti oneri per le famiglie e per le società con prestiti denominati in valuta estera, che finiscono per rappresentare un problema anche per le banche che rischiano l’aumento delle insolvenze. Non solo. Tutto questo finisce per essere un problema anche per il bilancio statale, nel caso in cui siano necessari fondi pubblici per rifinanziare le banche. Come ha sottolineato Millendorfer, “Le passività in valuta straniera di famiglie e aziende sono cresciute enormemente negli ultimi anni e rappresentano un grande fattore di rischio, ma sembrano anche gestibili in rapporto alla dimensione di queste economie e alle risorse rese disponibili da UE e FMI”. Persino in Ucraina, che è stata colpita duramente dalla crisi, il debito pubblico non è particolarmente alto, ma le banche dovranno prepararsi ad affrontare fallimenti su larga scala nel settore privato.

Mercati azionari: rimbalzo dopo il brusco crollo dei prezzi

Negli ultimi mesi la situazione nei mercati azionari dell’Europa Centrale ed Orientale ha iniziato a stabilizzarsi e il prezzo delle azioni è rimbalzato parzialmente rispetto ai minimi, in particolare per le società attive nel settore delle materie prime, che più avevano perso in precedenza. Naturalmente sono ancora a livelli bassi rispetto agli ultimi anni. “E’ pur vero che il forte rimbalzo dei mercati azionari non deve farci perdere di vista il fatto che le condizioni economiche fondamentali continuano a rimanere mediocri. L’UE, il maggiore partner commerciale dell’Est Europa, e gli USA, la maggiore economia mondiale, stanno attraversando la peggiore crisi economica del dopoguerra. Fino a che la ripresa non si avvierà, non possiamo davvero aspettarci un trend rialzista sostenibile nelle attività economiche dell’area Est-europea”, ha commentato Millendorfer.

E’ necessario considerare separatamente i diversi paesi e settori
Non va inoltre dimenticato che i singoli paesi della regione e i vari settori economici sono stati colpiti in modi diversi dalla crisi. In generale l’Europa dell’Est ha subito più degli altri la crisi globale, probabilmente a causa maggiore dipendenza dalle esportazioni e dal credito di molti di questi paesi. Secondo Millendorfer “la situazione Russa è particolare, perché la sua economia dipende essenzialmente dall’evoluzione del prezzo del petrolio. I prezzi del petrolio ora si sono stabilizzati intorno ai 60 dollari al barile. Se il prezzo rimanesse intorno a questi livelli per il resto dell’anno, la produzione economica russa rallenterà rispetto al 2008 e si registrerà un deficit di bilancio, ma difficilmente il paese potrà scivolare nello ‘scenario drammatico’ immaginato alla fine del 2008 e che i mercati azionari hanno già scontato. E’ questo il motivo per cui il mercato azionario russo è riuscito a rimbalzare con decisione”. Bisogna fare attenzione anche per quanto riguarda i singoli settori: guardando alle commodity e agli industriali molto dipenderà da quando le economie UE e USA riusciranno a ripartire e da quanto forte sarà la ripresa. In generale si prevede che la ripresa inizierà nel terzo o quarto trimestre del 2009. Ma nessuno è in grado di prevedere con certezza quale sarà la portata del recupero. Se guardiamo poi il settore bancario, che è stato più di altri sotto accusa, sono le banche turche le più solide della regione, mentre le condizioni sono più pesanti per le istituzioni finanziarie ucraine e baltiche. Le banche russe d’altro canto nel corso 2009 dovranno affrontare pesanti svalutazioni.

Il processo di convergenza nell’Est Europa rimane intatto

Nell’insieme, sembra che le borse dell’Est Europa continuino ad offrire un forte potenziale nel lungo periodo, specialmente quando l’economia mondiale si stabilizzerà e tornerà a crescere. Seguendo il più recente rimbalzo ci sono ancora buone possibilità che i prezzi azionari tornino a crescere per le società che mostrano valutazioni più favorevoli. Nel lungo termine ci aspettiamo che il processo di convergenza e l’avvicinamento economico nell’Europa Orientale continueranno il loro percorso, nonostante le attuali difficoltà. Tenendo questo in mente bond e azioni dell’est Europa dovrebbero rimanere un investimento interessante anche per il futuro.

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