Ubp: Bce sulla difensiva per buona parte del 2017

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Una volta passate le elezioni francesi, il prossimo tema per il mercato sarà incentrato inevitabilmente sul rischio di un tapering da parte della Bce, spiega Olivier Debat.

Chiara Merico di Chiara Merico23 febbraio 2017 | 10:27

DRAGHI SULLA DIFENSIVA – In Europa, specialmente considerando la fitta agenda politica prevista per il 2017, riteniamo che la Banca Centrale Europea rimarrà sulla difensiva per gran parte di quest’anno, in quanto anche se i base effect e i prezzi dell’energia continuano a supportare l’inflazione headline, i trend dell’inflazione core restano invece deboli, spiega Olivier Debat, specialista in investimenti obbligazionari di Union Bancaire Privée – UBP. Ciò detto, una volta che saranno passate le elezioni francesi, il prossimo tema per il mercato sarà incentrato inevitabilmente sul rischio di un tapering da parte della Bce. Questo infatti ridurrebbe l’attrattività di tenere un posizionamento sulla duration in euro, supportando una preferenza per una esposizione ai titoli del debito corporate Investment Grade in dollari piuttosto che per quelli in euro. C’è un chiaro dibattito aperto invece sull’High Yield statunitense, in quanto il messaggio più ricorrente di Trump riguarda tagli fiscali per le aziende e la deregolamentazione, fattori che sarebbero positivi per l’S&P, per il quale l’High Yield statunitense rappresenta il miglior sostituto nei mercati del credito. È possibile anche trovare conforto e acquisire fiducia grazie alla notevole conformità mostrata finora dall’OPEC all’accordo sulla produzione, fattore che offre supporto al petrolio, al settore energetico e di conseguenza all’High Yield USA.

OCCHI PUNTATI SU TRUMP – I mercati finanziari, ad ogni modo, restano principalmente concentrati su Donald Trump, tentando di capire a quale delle sue politiche darà la precedenza e quali riuscirà a far approvare ora che ha scelto la maggioranza del suo gabinetto. L’aumentata probabilità di un pacchetto di misure fiscali è valso un premio nel mercato dei tassi statunitensi che ora sembra sia ampiamente finito, con 2,5 rialzi prezzati dal mercato per il 2017, rispetto alla previsione della Federal Reserve che nel suo “dot-plot” mediano – il grafico che riflette le attese in tema di tassi di interesse – che ne prevedeva 3. In aggiunta a ciò, il moltiplicatore fiscale di un pacchetto di stimolo da parte di Trump sembra destinato a essere relativamente basso, in quanto consisterà in tagli fiscali per le aziende piuttosto che in investimenti sostanziali in infrastrutture, che inizialmente sarebbero più difficili da far accettare al Congresso. Un tale insieme di stimoli dovrebbe offrire semplicemente una spinta alla crescita nel breve periodo, piuttosto che un cambiamento strutturale del quadro macro o del tasso di crescita potenziale dell’economia, che invece è determinato da fattori tra cui produttività e demografia, conclude Debat.


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