Mercati di Frontiera – Primi movimenti sull’Iraq

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Biagio Campo di Biagio Campo 11 Giugno 2009 | 10:00
Mark Mobius, uno dei più importanti gestori internazionali, fa il punto sui mercati emergenti e di frontiera, anticipando le prossime mosse del Franklin Templeton Frontier Markets da lui guidato.

Mark  Mobius è stato uno dei primi gestori che oltre 20 anni fa si focalizzò sui mercati emergenti, cogliendo le enormi opportunità di crescita e superando quelli che al tempo risultavano essere le problematiche operative legate all’ingresso in mercati non allineati agli standard occidentali.

Oggi il celebre gestore, a capo del Franklin Templeton Frontier markets, è pronto a cogliere la nuova sfida offerta dal mercato iracheno, sul quale il suo fondo è intenzionato ad investire nel 2010, non appena saranno risolte le problematiche operativo/amministrative, attualmente  alla definizione della banca depositaria.

Mobius spiega come la visione sui mercati di frontiera, ovvero dei paesi in via di sviluppo, sia ancora positiva e che l’Iraq in particolare abbia un notevole potenziale; “tra le nazioni nel quale il Franklin Templeton Frontier Markets è intenzionato a posizionarsi nei prossimi mesi ci sono Nigeria, Kenya, Iraq, Iran e Siria”, aree che sebbene ad oggi risultino piuttosto problematiche, possono offrono dei ritorni potenziali molto interessanti nel medio e lungo termine, soprattutto per coloro che avranno la capacità di entrarvi per primi adattandosi alla realtà locale.

Tra i primi paesi oggetto dei fondi Frontier Markets, “Ucraina e Vietnam dovrebbero continuare il loro processo di crescita, grazie all’apporto degli investitori domestici”, ed anche su Russia e l’area del mar baltico “puntiamo ad incrementare l’esposizione”.

Dai minimi toccati a fine febbraio l’indice MSCI dei mercati emergenti ha recuperato il 60 per cento, per questo potrebbe essere arrivato il momento per una lieve correzione; “Non mi stupirei se ciò accadesse, devono esserci numerosi fondi hedge con posizioni ribassiste, ed un calo del 15 o 20 per cento sarebbe fisiologico e di poco conto, alla luce della quantità di derivati presenti sul mercato, ma non ho dubbi sul fatto che il trend di lungo periodo sia in crescita ed in grado di sovraperformare gli indici delle nazioni più industrializzate, grazie al forte afflusso di capitali che le regioni continueranno a ricevere”. 

Per il pubblico retail l’approccio di lungo termine viene ribadito anche dal livello di volatilità, che dovrebbe rimanere elevato; “gli investitori devono essere pronti a fasi di forte volatilità”, non lasciandosi spaventare da quelli che possono essere i movimenti di breve periodo; per ogni risparmiatore risulta quindi fondamentale svolgere una corretta attività di allocazione della ricchezza finanziaria, coerente con il proprio orizzonte temporale ed approccio al rischio.

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