Speciale SGR – Per Schroders ora tocca alle autorità

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Avatar di Redazione 12 Giugno 2009 | 13:30
Il rilancio del settore parte dalla focalizzazione sui mercati più interessanti, ma basandosi su schemi organizzativi semplici e definiti

Ripartire dall’Italia. A dircelo è Schroders, società che non è figlia diretta del Bel paese, ma che crede fortemente nelle opportunità offerte dal risparmio gestito nostrano: «Per valutare lo stato di salute del settore, accanto ai deflussi occorre tenere conto di un altro indicatore: la raccolta lorda. Questa misura il reale interesse o disinteresse da parte degli investitori verso lo strumento fondo comune. Bene, nel corso del mese di febbraio, l’Italia è risultata il paese europeo con la migliore raccolta lorda» spiega Luca Tenani, business country head.

Il rilancio del settore parte quindi dalla focalizzazione sui mercati più interessanti, ma basandosi su schemi organizzativi semplici e definiti: «Per incentivare i nostri partner adottiamo da sempre la stessa politica: la qualità dei prodotti che gestiamo si combina a diversificazione della gamma, trasparenza informativa, vicinanza e supporto alle reti distributive.

E’ proprio questa politica che ci ha consentito di chiudere il primo trimestre del 2009 con una raccolta netta decisamente positiva, effettuata non solo su comparti obbligazionari, ma anche su alcuni fondi azionari». Il tutto senza dimenticare la concertazione di intenti: «la rinascita del risparmio gestito, semmai sia mai morto, potrà avvenire quando sarà ristabilita la fiducia degli investitori verso il sistema finanziario. Le autorità preposte a regolare e a controllare i mercati e gli strumenti finanziari dovrebbero intervenire per creare un “Level playing field” eliminando le differenze regolamentari, di tassazione e di trasparenza esistenti tra prodotti finanziari. I governi dovrebbero incentivare, anche fiscalmente, il risparmio di lungo termine mentre le associazioni di categoria e i mass-media dovrebbero contribuire ad innalzare il livello d’interesse e la cultura degli investitori finali nei confronti di queste tematiche».

A l’apporto di queste figure, potrà unirsi anche quello del consulente finanziario? La risposta sembra essere sì, ma con le dovute considerazioni. «Circa il 75% del risparmio degli italiani è intermediato dal sistema bancario. E’ ancora troppo presto per affermare che lo sviluppo della consulenza finanziaria indipendente potrà favorire in maniera significativa la rinascita dell’industria del risparmio gestito. Qualora il nostro paese dovesse decidere di evolvere verso modelli di tipo anglosassone, ci vorranno comunque diversi anni di adattamento prima di vedere dei reali cambiamenti» conclude Tenani.

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