Risparmio gestito – Focus materie prime

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di Matteo Chiamenti 15 Giugno 2009 | 09:00
Nella giornata del 10 giugno, a Milano, si è svolto il trimestrale appuntamento con la divisione asset management di Julius Baer. Ecco la sintesi dell’intervento di Dirk Kubisch, head of product specialists Julius Baer Asset Management Europe. Nel suo intervento lo stato attuale del mercato delle materie prime e le prospettive dello stesso, cercando anche di differenziare i due differenti approcci alla classe di attivo materie prime, ovvero l’investimento in titoli azionari rispetto all’investimento diretto in materie prime.

I trend a medio e lungo termine, che depongono a favore di una profonda trasformazione a livello di offerta e domanda di numerose materie prime, rimangono in essere nonostante la crisi del sistema finanziario e del credito.

Da una parte esistono degli elementi quali la crescita demografica globale, l’aumentato livello di benessere nei paesi emergenti e l’avanzare del processo di urbanizzazione, che mantengono sostenuta la domanda di materie prime. Queste considerazioni sono supportate da evidenze e studi che fanno presagire ad esempio un’accelerazione dell’uso di materie prime da parte di paesi quali India e Cina oppure l’inesorabile riduzione della quota pro-capite delle terre coltivabili. Sul fronte dell’offerta numerose e importanti materie prime minacciano di esaurirsi e i costi marginali di produzione aumentano in misura sproporzionata. Ciò riguarda, tra l’altro, il settore petrolifero, dove i costi di produzione dei maggiori giacimenti ancora non sfruttati, per esempio quelli offshore davanti alle coste del Brasile o nella sabbia petrolifera dell’Alaska, sono stimati tra i 60 e i 90 USD al barile di greggio. Per garantire l’approvvigionamento di petrolio fino al 2030 saranno inoltre necessarie ulteriori riserve petrolifere pari al sestuplo dell’attuale capacità produttiva dell’Arabia Saudita (secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia).

A queste considerazioni si aggiunge la crisi del credito, che a nostro avviso tenderà più a rafforzare che a rallentare il superciclo delle materie prime. Il motivo sta nelle allocazioni di capitale, che negli ultimi anni su scala mondiale hanno tendenzialmente prodotto investimenti troppo elevati nel settore immobiliare e finanziario e scarsi in settori tra cui infrastruttura, energia e agricoltura. Sulla scia della ripresa economica ciò dovrebbe tradursi in un eccesso ancora più marcato della domanda di materie prime e, quindi, in incrementi più vigorosi dei prezzi.

Dal punto di vista dell’investitore, l’uso dello strumento azionario per approcciare la classe di attivo materie prime ha il vantaggio che la performance non dipende esclusivamente dai rialzi dei prezzi delle materie prime sottostanti. Altri fattori, infatti, sostengono le quotazioni dei titoli. Uno dei principali è l’aumento della produzione, che si ripercuote immediatamente su fatturato, risultato e prezzo dell’azione. Con un utilizzo disciplinato del capitale e adeguate strutture dei costi è possibile aumentare gli utili anche quando i prezzi delle materie prime si muovono orizzontalmente o, addirittura, scendono.

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