Risparmio gestito – Azioni, investitori nel limbo

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di Matteo Chiamenti 19 Giugno 2009 | 10:00
Questo mese l’esperto Ad Van Tiggelen di ING Investment Management si concentra sull’atteggiamento degli investitori che, dopo il rally azionario registrato negli ultimi mesi, sembrano essersi divisi in due fazioni: da una parte chi sostiene una ripresa a W, dall’altra chi sostiene una ripresa a V.

Gli investitori azionari sono appena scesi dal giro in ottovolante più incredibile della storia delle borse. Ad un catastrofico crollo dei prezzi è seguita una ripresa altrettanto impressionante e le vittime del 2008 si sono trasformate nei vincitori del 2009. E tutto questo è accaduto nello spazio di pochi mesi, non di anni. Viviamo in un mondo di eccessi. Mai nella storia del dopoguerra, infatti, l’economia globale era crollata tanto in fretta, e mai i governi e le banche centrali avevano agito in modo tanto aggressivo.

Non c’è da stupirsi che gli investitori si sentano storditi, nel tentativo disperato di trovare un senso in tutto questo. Al momento gli investitori si trovano divisi in due fazioni. La fazione più nutrita si aspetta ancora che l’economia possa recuperare solo con una graduale ripresa a W, che porterà qualche delusione, mentre le scorte ricostruite dalle aziende si esauriranno prima che i consumi tornino a salire. La prima fazione si aspetta che questo schema, visto più volte nelle passate recessioni, sarà maggiormente pronunciato ora, visto che la correzione dei bilanci da parte di banche e governi è destinata a evitare una ripresa troppo veloce nelle attività economiche.

Un numero minore, ma pur sempre significativo, di investitori si aspetta invece una ripresa a V, contando sulla possibilità che governi e banche centrali continuino a fornire denaro a basso costo in grande quantità, allo scopo di supportare la ripresa. La “fazione V” fa inoltre assegnamento sull’ipotesi per cui: essendo la “fazione W” più numerosa, sono molti gli investitori scettici che hanno perso questo rally e che sono pronti a comprare alla prima flessione. Atteggiamento che eviterebbe altri crolli nel prossimo futuro. Da un punto d vista teorico la visione di un recupero a W ha più senso, dato che la seconda visione si affida all’ipotesi che governi e banche centrali finiscano per stimolare troppo e troppo a lungo l’economia. Questo fu l’errore di Greenspan dopo l’esplosione della bolla tecnologica, che finì col creare le basi per la bolla creditizia.

Possiamo sperare che gli attuali governi abbiano imparato da questa esperienza. Infatti, considerando il consistente aumento dei rendimenti dei titoli governativi USA e la caduta del dollaro non sembra che i mercati siano pronti a premiare gli Stati Uniti in caso di stimoli eccessivi verso l’economia. Inoltre, rendimenti più elevati per i bond si tradurrebbero in tassi ipotecari più alti. Questo quadro impedirebbe una qualsiasi ripresa del mercato immobiliare. Perfino il recente rally delle commodity, guidato più dalla speranza che dalla realtà, potrebbe finire con l’ostacolare la ripresa economica.

Dopo il rally azionario e l’incremento dei rendimenti dei titoli governativi, le azioni non sono più a buon mercato, ma non sono nemmeno troppo care. In altre parole le valutazioni non suggeriscono segnali forti di acquisto o vendita nel prossimo futuro. Guardando all’economia, i timori di depressione e rischio sistemico nel settore bancario sono completamente svaniti. Ma d’altro canto la ripresa economica globale nel 2010 non potrà essere tanto rapida da produrre un incremento degli utili tale da giustificare grossi guadagni dagli investimenti azionari. In altre parole ci troviamo in una sorta di limbo, in cui non sembra opportuno assumere posizioni basate su un singolo scenario. Oggi con un’economia globale bisognosa di ristrutturare i bilanci di consumatori, banche e governi, ci troviamo in una zona grigia che potrebbe durare un anno o anche di più. In questo periodo probabilmente i mercati azionari opereranno in un ampio trading range (compreso tra + e -20% rispetto agli attuali livelli). Gli investitori però possono ancora trovare interessanti i dividend yield, soprattutto se considerati in rapporto a livelli di inflazione elevati.

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