Risparmio gestito – Sarà una ripresa solida

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di Matteo Chiamenti 20 Luglio 2009 | 07:00
La parte finale dell’analisi sui mercati azionari statunitensi di Francis Ellison, investment specialist di Threadneedle si concentra sulle prospettive di ripresa dell’economia.

Naturalmente sono in molti a restare cauti e gli osservatori meno ottimisti sottolineano come, malgrado un rallentamento nell’intensità della recessione, l’economia statunitense, e in particolare il mercato residenziale, continui a contrarsi. Nonostante le aspettative diffuse di una ripresa nella seconda metà di quest’anno, si dubita sulla tenuta del rimbalzo.

Storicamente, i recuperi succedutisi a fasi di contrazione innescate da crisi finanziarie hanno evidenziato una evoluzione debole e prolungata. Crediamo che ciò si ripeterà anche in questa occasione, alla luce delle difficoltà ad ottenere credito da parte dei consumatori, mentre il loro potere d’acquisto viene minato dal record inflazionistico degli ultimi decenni (con una previsione di crescita superiore al 10% a fine anno) e da una riduzione della ricchezza determinato dalla contrazione del valore delle abitazioni. Se ciò determinerà un aumento delle morosità fra i debitori, è possibile che indebolisca anche la posizione finanziaria delle banche e di altri settori dipendenti da una ripresa economica. Resta da vedere come evolverà questo quadro.

Nella fase di acquisti quasi indiscriminati registrata dai mercati questa primavera, gli investitori hanno dimostrato una particolare clemenza verso gli utili modesti, che gran parte della stampa finanziaria ha giustificato con la scelta, da parte del mercato, di guardare “al di là delle attuali difficoltà” ai potenziali guadagni di cui beneficieranno i superstiti non appena partirà la ripresa.

L’inversione di marcia del mercato rappresenta sicuramente uno sviluppo ben accetto, ma la rapidità di cambiamento del clima e dell’orientamento producono molta incertezza e dubbi sull’evoluzione dei mercati di qui in avanti.

La consapevolezza sul probabile persistere per qualche tempo ancora delle difficoltà congiunturali potrebbe far riemergere la preferenza per i titoli di crescita, ossia verso società caratterizzate da solidi vantaggi competitivi che consentono loro di generare utili anche in condizioni di difficoltà economica. Sono titoli che hanno vissuto il loro momento migliore soprattutto all’inizio dell’anno e nella parte finale del 2008, quando le condizioni di mercato risultavano particolarmente avverse. Un buon esempio è quello della catena di supermercati Kroger, poiché i suoi costi di distribuzione contenuti le consentono di sottrarre quote ai concorrenti. In generale, vista la sottoperformance così marcata registrata durante il rialzo primaverile, è probabile che i titoli difensivi beneficieranno di qualsiasi ritorno alla prudenza da parte degli investitori. 

Crediamo che diversi comparti industriali abbiano il potenziale per conseguire risultati relativamente soddisfacenti nella situazione di perdurante difficoltà che continuiamo a prevedere. Dopo essere sopravvissute alle difficoltà generate dallo scoppio della bolla delle dotcom di inizio decennio, le società di information technology (IT) risultano fra le più agili e meglio gestite. Ancora più importante è la capacità di adattamento del loro management e di gestione in contesti particolarmente difficili, superiore a quella di molte altre società. Per queste ragioni riteniamo che siano tra le favorite per superare l’attuale contrazione in una posizione di forza non appena arriverà la svolta. In particolare, alcune società di software offrono ricavi e utili prevedibili e la capacità di crescere nell’attuale contesto, per esempio Oracle. Anche Apple non smette di espandersi, sostenuta dalla sua creatività nella creazione di prodotti come l’iPod e l’iPhone.

Benché gli investitori potrebbero diventare più cauti nei prossimi mesi, riteniamo che i recenti rialzi registrati fra i titoli petroliferi e correlati ad altre materie prime possano ancora compiere qualche progresso, dal momento che i mercati guardano con sempre maggiore attenzione alla limitatezza dell’offerta e alla potenziale crescita della domanda non appena inizieranno a scaldarsi i motori della ripresa economica  Ciononostante, uno dei temi futuri forse più importanti sarà costituito dal maggior peso attribuito dagli investitori a singole società, anziché a interi settori.

Nonostante i rapidi guadagni conseguiti dal mercati negli ultimi mesi, crediamo che molti titoli continuino ad offrire un valore interessante. Tuttavia, anche se gli investitori sembrano convinti che l’economia abbia toccato il fondo, la ripresa da una delle peggiori crisi finanziarie degli ultimi decenni comporterà probabilmente un processo di risalita molto lento e prolungato, mentre prosegue la fase di riduzione dell’indebitamento e i governi si sforzano di gestire conti pubblici meno floridi a seguito dell’approvazione di costosi pacchetti di stimolo. Non sarebbe la prima volta che si registra una revisione delle aspettative degli investitori sulla ripresa economica. Tale contesto ridurrà probabilmente la crescita degli utili. L’esistenza di una visione più chiara sulla crescita futura favorirà probabilmente le società in possesso di bilanci di qualità più elevata (per esempio, delle aziende che non hanno bisogno, se non in misura limitata, di rifinanziamenti, o che riusciranno ad ottenere le risorse necessarie) e le società caratterizzate da una crescita degli utili più stabile e visibile. 

Il clima meno fiducioso dell’economia ha fatto recentemente compiere un passo indietro al petrolio e ad altre materie prime ma, nel più lungo periodo, i titoli correlati a risorse naturali sono probabilmente destinati a compiere qualche altro progresso, visto che i mercati prestano un’attenzione crescente al futuro fabbisogno di materie di base e di carburanti non appena la ripresa economica inizierà a scaldare i motori. Tuttavia, dall’esame dei potenziali vincitori e perdenti a livello settoriale, prevediamo che uno dei temi più importanti sarà in futuro la maggior attenzione riposta dagli investitori su singole società, anziché su interi settori.
 

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