Risparmio gestito – Cina, tanto fumo e poco arrosto?

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di Matteo Chiamenti 17 Agosto 2009 | 13:30
Investire in Cina. Una opportunità oppure un specchio per le allodole? I dati emersi oggi sugli investimenti esterti diretti lanciano più di una incognita..

Investire nei paesi emergenti sembra essere diventato uno dei tormentoni del rimbalzo dei mercati finanziari; molto si è detto e scritte sulle opportunità di impiego in paesi caratterizzati da una struttura economica e sociale più flessibile, in grado di reagire con più decisione alle difficoltà e di riprendere presto la scia del successo.

I paesi del Bric ne rappresentano l’emblema e la Cine ne è la loro essenza. Tra auspici e realtà però non corre sempre buon sangue, e gli ultimi dati ripresi da Bloomberg sembrano confermarcelo, dato che gli investimenti esteri vanno in picchiata in Cina. A luglio, secondo quanto ha reso noto oggi il ministero del commercio cinese, il gigante asiatico ha visto un crollo degli investimenti esteri diretti pari al 35,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

A giugno il calo era stato del 6,76%, e ciò può lasciare ancora più disorientati. Dov’è finita la forza del dragone? Un risultato ancor più paradossale se si pensa che attualmente le migliori notizie in ambito di dati macroeconomici sembrano provenire dalla vecchia e bistrattata Europa, citando ad esempio le recenti stime positive sul Pil di paesi come Francia e Germania, non certo noti per la loro flessibilità. Ribaltamenti di scenario o semplice intoppo del processo. Come sempre, la sentenza spetterà al mercato. 

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