Mercati – Economie dinamismo incerto

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Avatar di Redazione 21 Agosto 2009 | 08:30
L’economia è entrata in una fase di normalizzazione mentre il rischio inflazione è escluso nel lungo periodo. Ecco un estratto della view di Carmignac de Gestion.

Secondo uno studio condotto da Carmignac de Gestion sulle prospettive economiche, l’economia mondiale è entrata in una fase di normalizzazione, in quanto già alla fine dello scorso trimestre per la società di gestione il picco dell’indebolimento economico era alle spalle. E i dati macroeconomici di questi ultimi mesi confermano questa visione.

Naturalmente c’è ancora molta strada da fare, in quanto la ripresa dei paesi sviluppati stenta a decollare. Ciò nonostante, sembra evidente che l’economia mondiale si sia ormai assestata verso una fase di normalizzazione. Le autorità politiche e soprattutto monetarie, in particolare nel mondo anglosassone, hanno fornito i mezzi necessari per rilanciare la macchina economica. Alla fine, il loro attivismo, nonché il successo del G20, hanno avuto la meglio sul clima di panico che ancora persisteva all’inizio di marzo. Di
conseguenza, il piano Geithner (PPIP), destinato ad alleggerire le banche dei loro asset tossici, potrebbe essere attuato solo in misura molto limitata; in effetti, il netto miglioramento delle prospettive di valutazione di tali attivi spinge i loro detentori a conservarli.

Inoltre, l’irripidimento della curva dei tassi d’interesse, derivante da una migliore percezione del futuro economico e dal mantenimento dei tassi di riferimento a livelli molto bassi, aiuta le banche commerciali a riprendersi: l’attività tradizionale di trasformazione (chiedere prestiti a breve termine per prestare a lungo termine è tornata ad essere straordinariamente redditizia. I guadagni conseguiti copriranno le future perdite nell’immobiliare commerciale e nelle carte di credito in particolare, e permetteranno di non intralciare eccessivamente la capacità delle banche di concedere prestiti al settore privato.

Per quanto riguarda l’inflazione invece il rischio è escluso nel medio periodo. Per la società l’abbandono dei timori deflazionistici a vantaggio di un ritorno delle previsioni inflazionistiche sulla scia del rincaro delle materie prime e di una concentrazione dei mercati sulle strategie a favore dell’uscita dalla crisi si è tradotto come la materializzazione di questo cambiamento di prospettiva. La società ritiene che il timore di tale ritorno sia prematuro. In effetti, la debolezza del mercato del lavoro rende molto improbabile l’attuazione di una spirale inflazionistica alimentata dall’impennata dei salari. Inoltre, il basso tasso di utilizzo delle capacità di produzione negli Stati Uniti
costituisce un notevole freno a qualsiasi velleità di aumento dei prezzi da parte degli industriali.

Sebbene le economie avanzate mostrino, per ora, solo un dinamismo incerto, lo stesso non vale per i principali paesi emergenti. La loro resistenza alla stasi dei paesi sviluppati è estremamente incoraggiante. Quest’anno, in Cina si prevede una crescita superiore al 7%, mentre l’India e il Brasile continuano a beneficiare di notevoli prospettive. Questi andamenti confermano la validità della nostra analisi, secondo cui la crisi mondiale costituisce un acceleratore del riequilibrio globale. Inoltre avvalorano la nostra previsione di un ritorno a un contesto più favorevole alla ripresa dell’attività mondiale e all’investimento azionario.

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