Risparmio gestito – Dalle stalle alle stelle

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 17 Settembre 2009 | 10:00
Il tema di questo mese è quello della ripresa. Ad Van Tiggelen, Senior Strategist di ING Investment Management, si chiede: “E’ possibile che una correzione fuori dal comune si trasformi in una comune ripresa?”. Ecco la risposta.

I mercati finanziari sono entrati in una nuova fase. I forti guadagni degli ultimi mesi dipendono dal fatto che gli investitori stanno scontando la fine della recessione e della crisi del credito. Adesso che le valutazioni sui mercati sono tornate a livelli normali, l’attenzione si è spostata da “quando avverrà la ripresa” a “quanto grande sarà”. Questo è un tema su cui le opinioni degli investitori divergono fortemente. Alcune delle più grandi case di brokeraggio americane si aspettano un ritorno veloce agli alti livelli di crescita economica visti prima del 2008. Altri, tra cui ING Investment Management, pensano che una recessione così profonda e inconsueta non possa generare una ripresa normale e si aspettano pertanto una crescita più modesta.

Queste divergenze tra gli investitori si riflettono per certi versi anche sui mercati finanziari: da una parte i titoli ciclici stanno andando alle stelle, dall’altra i rendimenti dei bond governativi continuano a scendere. Questo non può durare a lungo: quando i rendimenti dei bond governativi con scadenze lunghe sono così bassi, ci si trova di solito in un contesto caratterizzato da un’inflazione molto bassa o pari a zero e, in queste condizioni, le società cicliche non hanno sufficiente potere sulla determinazione dei prezzi con conseguente contrazione dei ricavi. Il dibattito tra gli investitori si concentra sul ruolo dei consumatori e sull’effetto dei bassi tassi del mercato monetario. Dato che il mandato di Bernanke è stato rinnovato, è probabile che i tassi di interesse ufficiali rimarranno bassi ancora per un po’. Questa è una buona notizia per gli asset rischiosi, dato che gli investitori non si sentono sufficientemente ricompensati per aver lasciato le somme sui conti correnti bancari. Questo è uno dei fattori che ha aiutato i mercati finanziari a reagire con tanta euforia ai dati migliori delle attese. In ogni caso, perchè questa ripresa sia forte e sostenibile, gli investitori avranno bisogno di sostegno dal lato dei consumi. Dopotutto, nei Paesi sviluppati i consumi incidono sul PIL per il 60-70%. Noi siamo scettici sulla probabilità di una ripresa “normale” dei consumi, dopo una recessione cosi insolitamente profonda.

Perchè? – Sui consumatori pesa ancora un livello di indebitamento senza precedenti, in particolare nel mondo anglosassone. – I consumatori si stanno abituando a tassi di interesse bassi, dopo aver goduto di interessi più elevati per gran parte del decennio passato. Gli interessi bassi non incentiveranno le spese come è successo in passato. – I consumatori dei Paesi sviluppati stanno invecchiando. Gli Usa e l’Europa stanno entrando in una fase di demografia avversa. E i consumatori più anziani tendono a comprare meno beni di consumo legati alla casa (come vediamo in Giappone). Questo effetto è in parte compensato dalla crescita dei consumi nei mercati emergenti, ma per il momento i mercati emergenti sono responsabili dei consumi globali solo per il 25-30%. – I consumatori occidentali dovranno probabilmente affrontare una crescita degli stipendi reali molto bassa nel 2010 e nel 2011. Il controllo dei costi rimarrà un punto focale per i dirigenti delle aziende. – Al tempo stesso, i consumatori affronteranno continue pressioni al rialzo nei prezzi delle materie prime, a causa della domanda dei mercati emergenti. Per concludere, c’è una buona probabilità che, dopo questa recessione, la ripresa dei consumi sarà insolitamente lenta e contenuta. Questa convinzione si riflette pertanto nei nostri portafogli, che sono sottopesati su settori legati ai consumi (retail, auto, beni legati alla casa, cibo e bevande) e sovrappesati nei servizi (telecomunicazioni, utilities), energia e tecnologia. A livello regionale, preferiamo l’Europa agli Stati Uniti, dato che le azioni europee: presentano delle valutazioni più interessanti, hanno rendimenti da dividendi più alti e sono caratterizzati per una minore esposizione sui titoli legati ai consumi.

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