Tassazione fondi comuni italiani a un passo dalla vittoria

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di Marcella Persola 13 Ottobre 2009 | 08:30
Tra oggi e domani la Commissione Finanze dovrebbe discutere una serie di emendamenti atti a equiparare i fondi comuni italiani da quelli esteri. In questo modo l’industria non soffrirebbe più la penalizzazione della tassazione.

Ribaltone sul tema fondi comuni. O meglio tassazione dei fondi comuni. Nella giornata di ieri l’argomento è stato oggetto di discussione nella Commissione Finanze del Senato dove la senatrice Anna Bonfrisco ha presentato una serie di emendamenti al decreto n. 1784, approvato la scorsa settimana, quelli sugli obblighi comunitari, modifiche che prevedono la negoziazione dei crediti d’imposta accumulati dalle società di gestione italiane.

Nel dettaglio l’emendamento prevede che siano cancellati gli svantaggi che attanagliano da sempre i fondi comuni rispetto a quelli esteri. Si ricorda infatti che ai fondi comuni italiani sono tassati sul maturato a differenza di quelli esteri. Uno svantaggio che in questi anni ha reso meno appetibili i prodotti italiani, almeno secondo l’opinione dell’industry nostrana. Se la modifica dovesse essere accettata l’industria non risentirebbe più dello svantaggio e anche i distributori sarebbe più contenti, perché sarebbe molto più facile collocare i prodotti made in Italy. Almeno secondo l’opinione di alcuni.

Già nelle scorse settimane si era parlato di introdurre uno strumento che rendesse eguale il prelievo per le due tipologie di prodotto, ma all’ultimo momento la proposta portata avanti anche da Assogestioni, l’associazione di riferimento del risparmio gestito italiano, non era riuscita a passare.

La scorsa settimana la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco (PdL) era intervenuta in Commissione richiamando l’attenzione sulle difficoltà e svantaggi dei fondi comuni italiani rispetto ai prodotti esteri. Nella seduta di ieri la Commissione ha stabilito una modifica del regime di tassazione dei fondi comuni di investimento non armonizzati istituiti in altri Paesi della UE, in quanto  appare completamente immotivato il vantaggio economico fornito a prodotti esteri rispetto ai fondi comuni di investimento italiani.

Per la Commissione la strada dovrebbe essere quella di effettuare la tassazione dei redditi in capo ai partecipanti al momento della percezione dei proventi loro spettanti con un’aliquota del 12,5%. Per la Commissione “l’unica via percorribile per fornire adeguata risposta alla procedura di infrazione, sia quella di modificare la normativa dei fondi italiani – allineandola a quella statuita per i fondi esteri – prevedendo, quindi, una risistemazione organica della materia ed eliminando qualsiasi difformità di regime di tassazione tra tutti i fondi di investimento, sia italiani che esteri, allineando il sistema di tassazione del risparmio gestito nazionale a quello in vigore negli altri Paesi europei, e passare dalla regola di “tassazione sul maturato” ad un sistema di “tassazione sul realizzato”;

Il timing dovrebbe prevedere un avvio delle novità a partire dal primo gennaio 2010, anche se gli emendamenti dovranno essere votati tra la seduta di oggi e domani. E bisogna capire quale sia l’indirizzo del Governo, o meglio se hanno cambiato idea.

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