Rating & Score – Italiani, popolo di conservatori

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di Samuele Camellini 13 Novembre 2009 | 09:00
L’ufficio studi di FIDA ha analizzato nel dettaglio le scelte d’investimento degli italiani. Emerge un quadro chiaro di un popolo che non ama molto rschiare con i propri soldi

Gli italiani hanno un atteggiamento prudente nell’investire i propri soldi. Lo si evince dalla ripartizione dei patrimoni gestiti in base alla classificazione Bluerating. Ciò lascia intendere che non abbiano perso molto in conseguenza dei fatti seguiti al fallimento Lehman, tanto meno però hanno sfruttato i recuperi dei corsi azionari iniziati a marzo.

Tanta liquidità in portafoglio
Entrando nel dettaglio, la parte del leone tra le asset class la fanno i comparti monetari con il 30,23 per cento degli investimenti, di poco davanti agli obbligazionari a 29,9 per cento. Solo terzi e ben distanziati gli azionati con una quota del 14,69 per cento e circa trentatre miliardi di euro investiti. I diversificati, cioè i fondi che mixano componenti equity e bond, si fermano al 10,41 per cento, davanti ai prodotti a ritorno assoluto che non raggiungono i venti miliardi di euro. I fondi flessibili sono quelli che hanno deluso maggiormente le aspettative dei risparmiatori, alla luce del fatto che non si sono mostrati tendenzialmente in grado di mantenersi positivi nelle fasi discendenti dei mercati. Così, anche i fondi a ritorno assoluto di tipo obbligazionario non hanno avuto particolare appeal, limitandosi a raccogliere sette miliardi e seicento milioni di euro. Poco interessanti per il pubblico anche le nuove formule a capitale protetto e garantito che impongono di rimanere investiti nei vari prodotti per diversi anni.

Investimenti vicino a casa
L’Europa in generale e l’area Euro nello specifico sono i porti preferiti da circa il 70 per cento degli italiani. Si equivalgono le esposizioni sull’America e sull’Asia Pacifico, ma il Giappone ricopre una quota minima (0,25 per cento). La diversificazione offerta dai fondi globali è gradita al 21,45 per cento del pubblico.

Chi sceglie le azioni si prende qualche rischio in più
Un minimo rischio lo si assume sulle azioni, nel senso che i fondi esposti su titoli a larga e media capitalizzazione sono preferiti a quelli focalizzati solo sulle large cap. La scelta dei comparti con titoli di dimensione minore è residuale, mentre è significativa, seppur entro limiti ragionevoli, l’opzione sui prodotti che si muovono liberamente tra stock large, mid e small. Lo stile d’investimento prediletto è il core con ventuno miliardi. I titoli ad alto potenziale di crescita sono ancora guardati con pregiudizio e non vanno oltre l’8 per cento dell’ammontare totale.

Prudentissimi anche sui bond
Anche sugli obbligazionari si conferma il comportamento conservativo dei nostri connazionali. I titoli governativi dominano i portafogli (69,39 per cento) e non sono viste con particolare attenzione le emissioni inferiori all’investment grade. I titoli high yield, infatti, non arrivano al miliardo di patrimonio. Per ultimo i fondi di liquidità. Nessuna voglio di rischiare su questi strumenti, per quanto il mercato offra un’ampia gamma di titoli societari a breve scadenza.

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