Fondi comuni a nudo

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Avatar di Private Banker 19 Aprile 2010 | 12:00
Domenico Siniscalco è salito alla presidenza di Assogestioni, l’organizzazione che riunisce le società attive nella gestione del risparmio. Si tratta di un esperto…

…della materia essendo, fra l’altro, uno dei capi di Morgan Stanley in Italia e ben inserito nel mondo politico essendo stato ministro delle finanze prima di Tremonti. Certamente una persona competente cui chiedere di portare avanti cambiamenti di rilievo per il futuro dell’industria. L’attenzione dei media si è rivolta in particolare al noto problema della differenza di tassazione fra i fondi di diritto italiano e quelli di diritto estero, ma con l’aria che tira parlare di riduzione delle entrate da redditi di capitale non è molto popolare e non sarà facile. Nell’occhio del ciclone sono tutti gli sprechi e le commissioni ritenute ingiuste che accompagnano l’immagine dei protagonisti della finanza, come gli odiati bonus ai manager delle istituzioni finanziarie o come le tanto discusse commissioni di gestione che i risparmiatori devono pagare alle società di gestione dei fondi. Infatti i prodotti del risparmio gestito hanno varie commissioni che gravano sui prodotti. In primis i costi amministrativi, che includono costi di custodia bancaria e di informazione, che gravano in modo fisso su ogni prodotto. Pertanto se gli asset sotto gestione sono alti il loro peso percentuale è modesto, ma se si riferiscono a prodotti con limitate risorse gestite il loro peso è assai rilevante, con sicuro effetto sui risultati finali per gli investitori. Nel voler rendere il sistema sempre più regolamentato e controllato il legislatore negli ultimi anni ha accresciuto notevolmente questi oneri tanto che oggi creare nuovi prodotti di diritto italiano è sempre meno conveniente e il risultato è che quasi tutti gli operatori si stanno spostando all’estero, vedi UniCredit con Pioneer.
Il secondo tipo di commissioni è la cosidetta commissione di gestione che viene prelevata periodicamente anche se la gestione è in perdita e serve sempre meno per pagare i gestori e sempre di più per pagare i distributori.
Infatti mediamente oltre il 70% di quanto trattenuto dalle società di gestione sugli asset viene retrocesso a chi ha distribuito il prodotto che normalmente continua a fornire un servizio di consulenza all’investitore.
Qui la polemica è costante su quale sia il giusto compenso che si deve dare a banche e consulenti, tenuto conto della scarsa qualità della consulenza fornita agli sportelli bancari. Non ci sono dubbi infatti che il sistema bancario di consulenza non ne fa, visto che i flussi di vendita sono forti solo quando i mercati sono alti e le liquidazioni avvengono soprattutto ai minimi di mercato.

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