Pioneer, sul mercato il 70%

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di Redazione 25 Maggio 2010 | 12:00
Mentre Intesa Sanpaolo rallenta sulla Ipo di Fideuram, il gruppo UniCredit prova ad accelerare

Alessandro Profumo e Corrado Passera su una cosa sono d’accordo: il risparmio gestito è un costo da abbattere. Sia UniCredit, sia Intesa Sanpaolo sembrano in attesa del momento giusto per uscire da questo segmento. Ma dato che vendere oggi è un’impresa quasi impossibile, la coppia Profumo-Passera ha aperto la strada ad altre ipotesi.
Ancora in divenire quella che riguarda la vicenda UniCredit e Pioneer Investments. La storica vela del risparmio gestito, acquistata nel 2000 per 1,2 miliardi di dollari da UniCredit, è nuovamente sul mercato. Dopo un primo tentativo (fallito) di liberarsene circa due anni fa, Profumo ci riprova, ma questa volta non parla di vendita.
“Siamo assolutamente aperti a ogni opzione” ha dichiarato recentemente l’a.d di UniCredit che ha precisato però di avere “tempo” per decidere, dal momento che non ci sono, ad oggi, “pressioni dal punto di vista patrimoniale. Non abbiamo fretta”. Di certo, dopo le voci emerse al momento dell’uscita di scena di Dario Frigerio lo scorso dicembre dalla società di asset management del gruppo di Piazza Cordusio, e con l’arrivo di Roger Yates in qualità di amministratore delegato, le parole di Profumo sono la conferma che la partita per uscire dal settore del risparmio gestito è ufficialmente iniziata.
E proprio intorno a Yates si gioca la riuscita (o meno) di questo match. Il neo a.d. di Pioneer ha infatti dichiarato di seguire l’ipotesi “di conferire Pioneer a un’altra entità” per dare vita ad una “aggregazione”. Pioneer oggi è 17esima in Europa e 53esima nel mondo, che piaccia o no, non è grande abbastanza per diventare market leader. Insomma urge un partner. E, secondo quanto risulta a SOLDI, al di là delle brevi e concise dichiarazioni di Yates e Profumo, l’a.d. di UniCredit ha le idee molto chiare su cosa vuole ottenere con la cessione di Pioneer. Sembra infatti che l’obiettivo primario sia quello di cedere a un partner almeno il 60-70% della società e tenere una quota massima del 40-30%. Ma non dovrà essere un partner qualunque. Le ipotesi in ballo sembrano al momento due.
La prima, probabilmente la meno gradita da Profumo, è quella del fondo di private equity (una strada simile a quella seguita da Mps con la cessione dell’asset management al fondo Clessidra).
In questo caso UniCredit potrebbe ottenere un incasso iniziale importante, anche perché secondo la valutazione di Banca Leonardo (sulla base del 2% della masse gestite – che ammontano a 185 miliardi di euro) oggi Pioneer vale tra i 3,5 e i 4 miliardi. Ma verrebbe meno un altro obiettivo di Profumo: la valorizzazione dell’asset.
È vero che UniCredit con la cessione di Pioneer punta ad abbattere i costi e a fare cassa, ma è anche vero che, dal momento in cui non si è di fronte ad una vendita tout court, Profumo vorrebbe anche valorizzare l’asset e approfittare di una eventuale crescita di un settore come quello del risparmio gestito. In breve, nei sogni di Profumo c’è un doppio guadagno: con la cessione prima, con la partecipazione (anche se di minoranza) poi.
Questo spinge la ricerca del partner verso un’altra strada quella del grande operatore dell’industria del risparmio gestito. E qui entra in gioco l’advisor Bank of America Merrill Lynch che avrà il compito di filtrare le varie opzioni dei soggetti che, con molta probabilità, si faranno avanti (stiamo comunque parlando di un marchio con oltre 80 anni di storia – il quarto marchio più antico al mondo).
Ma è anche vero, che il compito sarà più semplice del previsto dal momento che l’arrivo (e la storia) di Yates, ex-Henderson con 28 anni di esperienza nel risparmio gestito, e che in passato ha seguito ristrutturazioni e cessioni di rami di azienda, lascia presagire che la caccia di Profumo sia indirizzata soprattutto verso il mondo anglosassone.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
in edicola in questi giorni

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