John Carey, Pioneer: Usa fuori dalla tempesta

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di Camilla Gaiaschi 28 Maggio 2010 | 12:00
Secondo il manager di Boston, in questi giorni in Italia, è tempo di puntare sugli Stati Uniti. Capitali solidi, utili e dividendi in crescita, prezzi a sconto. Con un attento stock-picking le occasioni sono a portata di mano. Nonostante l’euro debole. Ecco qualche consiglio.

Capitali solidi, utili e dividendi in crescita, prezzi a sconto rispetto ai fondamentali. Secondo John Carey, vicepresident di Pioneer Investment Management e portfolio manager del più antico fondo comune del gruppo, è tempo di puntare sull’America. Da Boston, il manager è arrivato pochi giorni fa nel Vecchio Continente per un breve tour tra clienti e durante un incontro con i giornalisti si è lasciato andare a qualche considerazione sulle prospettive del mercato americano. “Il mio outlook sugli Usa è positivo – spiega – ci aspettiamo una crescita del 3-4% annua per i prossimi due anni.

Dopo la tempesta molte società hanno rafforzato il capitale e presentano dei fondamentali più solidi mentre i flussi di cassa stanno tornando a crescere”. Certo, restano le incognite dell’Europa e della Corea del Nord: “Dagli Usa guardiamo attentamente come si evolve la situazione nell’area euro – aggiunge – il dollaro forte non aiuta le imprese americane esposte all’export”.

Meglio quindi procedere con un accurato stock picking: “da sempre lavoriamo partendo dall’analisi delle singole società”.Un metodo che a fronte dell’attuale scenario marco-economico diventa essenziale: “alcuni titoli trattano con un premio sul rischio troppo elevato rispetto ai fondamentali e proprio per questo presentano forti potenzialità di crescita”. A quali azioni pensa? Ai beni di consumo, come Johnson & Johnson, oppure a titoli come Lowe’s, Walgreen”. Un’altra scommessa è quella sulle società di consulenza focalizzate nella riduzione dei costi, tramite per esempio la “virtualizzazioni” dei procedimenti: Citrix, Microsoft, Intel. Gli alimentari, come General Mills. Gli energetici, come Rio Tinto e Chevron. Tra i finanziari c’è Chubb, “tra le poche banche che non hanno ricevuto un supporto governativo”.

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