Corporate, una scelta difficile

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di Redazione 9 Giugno 2010 | 10:00
I gestori si dividono sui vantaggi delle obbligazioni societarie. Attenzione ai rischi

di Carlotta Scozzari

Il mercato delle obbligazioni societarie non mette d’accordo tutti. Se infatti, a parere di alcuni esperti, in questo momento i corporate bond potrebbero valere una scommessa, altri consigliano di starne alla larga. Soldi ha sentito le due campane. A parere di Stefan Isaacs, gestore di M&G European Corporate Bond Fund, “i buoni risultati trimestrali, le basse aspettative inflazionistiche e la previsione che la Banca centrale europea (Bce) manterrà bassi i tassi d’interesse ancora a lungo per supportare la ripresa economica, hanno fatto sì che la domanda di corporate bond restasse abbastanza forte in Europa”.
“Questo – prosegue l’esperto – non significa che i mercati delle obbligazioni corporate europee non siano stati intaccati. I titoli che hanno maggiormente risentito delle preoccupazioni per il debito sovrano sono stati, senza sorpresa, quelli delle aziende greche e portoghesi, i cui utili provengono principalmente da attività domestiche. Ritengo che queste aziende continueranno a subire le pressioni del mercato per l’incertezza sugli utili, l’innalzamento delle tasse e le continue speculazioni sull’uscita di alcune nazioni dall’euro. Tutto questo potrebbe riflettersi in un allargamento degli spread dei corporate bond greci e portoghesi rispetto agli equivalenti titoli governativi privi di rischio, ossia i Bund tedeschi”.
Stefano Provenzi, gestore reddito fisso di Edmond de Rothschild sgr mette in evidenza come il crescendo di timori legati al debito sovrano abbia avuto un effetto immediato su un comparto importante delle emissioni societarie come quello finanziario e in particolare sulle obbligazioni bancarie, tanto subordinate quanto senior. “Se anche gli emittenti sovrani subiscono un re-pricing del proprio rischio di credito – ritiene Provenzi – è coerente che gli emittenti bancari, già beneficiari degli interventi pubblici, mostrino una correlazione con gli spread dei primi. Ma mentre in precedenza era lo spread dei finanziari a guidare quello dei titoli di stato periferici, ora succede il contrario: l’allargamento degli spread governativi causa quello degli spread finanziari, con una circolarità che fa riflettere”.
E il rischio è poi quello che si avvii un circolo vizioso. “Data la centralità del sistema bancario – osserva il gestore di Edmond de Rothschild sgr – situazioni di stress sul mercato delle emissioni finanziarie e sul mercato interbancario possono poi avere ripercussioni sugli altri comparti del mercato corporate”. È per questo motivo e anche per la forte riduzione di liquidità, così come misurata dall’allargamento dei differenziali tra denaro e lettera, che Provenzi ritiene che “il mercato obbligazionario sia ad oggi poco praticabile e come tale poco appetibile”.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
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