Quali affari si fanno con il dollaro forte

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 23 Giugno 2010 | 12:30
Il rapporto con la moneta unica europea ora è più coerente con il valore economico delle due realtà. Parola di tre gestori che consigliano…

E’ inutile negarlo, l’attuale momento economico mondiale non è sicuramente dei più sereni. Le borse sembrano essere state nuovamente sedotte dalle sirene della paura, tramutando tutti i buoni propositi di un 2010 sereno, in una danza tarantolata sui carboni ardenti della volatilità. Come muoversi? Gli investimenti tornano a essere un rischio più che un’opportunità? La moneta unica è in pericolo? Per rispondere a queste e ad altre domande ADVISOR ha interpellato tre delle società più importanti dell’asset management italiano. Ebbene, la risposta è arrivata: la battaglia si può ancora vincere. Scopriamo come.

Giordano Beani, Bnp Paribas AM
Ogni strategia ha i suoi piani di azione; ecco perché, per capire la via di uscita da un problema non si può non prescindere dall’approccio per comparti, come ci racconta Giordano Beani, direttore investimenti di BNP Paribas AM: «Partendo dall’obbligazionario, riteniamo probabile una polarizzazione Europea tra core (Germania, Francia e Olanda) e i cosiddetti paesi Pigs (Portogallo Irlanda, Grecia e Spagna); questo deriva dal fatto che gli interventi riparatori fatti in seguito alla crisi Grecia sono stati comunque piuttosto tardivi, aspetto che non ha permesso un graduale movimento normativo comune, bensì il verificarsi di una combinazione di interventi locali, cosa che andrà via via marcando le differenze in termini di solidità finanziaria. In virtù di ciò abbiamo deciso di puntare sui paesi più intransigenti a livello di finanza pubblica, optando inoltre per una diversificazione estera. Ritengo inoltre molto importante un approccio di investimento prudente; cito la nostra gamma Parvest Step, in particolare il Parvest Step 90 Euro, che permette una protezione del capitale con un livello di stop loss massimo pari al 10% dell’investimento in rapporto alla valorizzazione massima del nav del comparto comunicata annualmente». Una logica che introduce al meglio l’analisi equity «Su questo fronte crediamo nella forza dell’economia americana; basti pensare al fatto che da inizio anno l’indice Eurostoxx ha perso l’11% al contrario dell’S&P500, che è stabile. Ne è palese dimostrazione l’andamento euro/dollaro, ora più coerente con il valore economico delle due realtà». Coerenze, speriamo, che facciano da preludio al futuro buon senso dei mercati.

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