Ankara, difficilmente gestirà ulteriori pressioni esterne

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di Redazione 29 Giugno 2010 | 11:45
Ecco perché non sempre conviene puntare sull’economia della nazione

di Marteen-Jan Bakkum

Il rallentamento congiunturale europeo rappresenta potenzialmente un serio problema per l’economia turca. Durante la fase di ripresa il settore delle esportazioni, pur essendo relativamente limitato (22% del PIL), è stato il principale motore della crescita. In Turchia la crescita dei consumi e degli investimenti si è rivelata più debole del previsto. Attualmente la disoccupazione e l’inflazione sono a livelli elevati (rispettivamente 14% e 9%) e potrebbero peggiorare a fronte di una netta flessione della domanda di importazioni dall’Europa, possibile causa di un aumento dell’indice di miseria (che somma il tasso di inflazione e il tasso di disoccupazione) rispetto al livello attualmente già elevato. Le pressioni sul sistema politico per avviare un corso più populistico probabilmente aumenteranno, riducendo le possibilità che dalle elezioni parlamentari del prossimo anno emerga un governo monopartitico forte .
Rispetto alla maggior parte delle altre economie emergenti, la Turchia di recente ha riportato una crescita della domanda interna più debole: la crescita degli investimenti è risultata frenata dalla debolezza della domanda e dalle incertezze politiche, mentre i consumi privati sono rimasti relativamente fiacchi a causa di fattori quali l’elevata disoccupazione, la crescita negativa dei salari reali e la forte inflazione. Il ritmo di crescita del credito reale è pari solo a un terzo del dato registrato nei cinque anni precedenti alla crisi del 2008.
Alla luce della performance alquanto deludente dell’economia interna turca, le prospettive per il settore delle esportazioni incidono ampiamente sulle prospettive relative all’economia in generale. A causa di effetti base favorevoli, i dati relativi alla crescita tendenziale dei consumi e degli investimenti saranno probabilmente molto positivi nel primo e nel secondo trimestre di quest’anno, mentre per gli ultimi due trimestri ci aspettiamo un deciso calo, a livelli inferiori alle medie di lungo periodo. A causa dell’elevato tasso di disoccupazione e di inflazione, delle incertezze politiche e dell’impatto negativo della crisi dell’area euro sul sentiment, la fiducia dei consumatori e delle imprese difficilmente sarà abbastanza solida da mantenere la crescita dei consumi e degli investimenti a livelli in cui la disoccupazione inizia a diminuire sensibilmente.
Il peggioramento delle aspettative circa la crescita dell’area euro dovrebbe comportare una decisa revisione al ribasso delle previsioni di crescita per la Turchia. Non è solo il rallentamento dell’attività economica nel settore delle esportazioni a incidere: la previsione che il deficit delle partite correnti della Turchia si amplierà oltre il 5% del PIL metterà probabilmente sotto pressione la lira. Il fatto che la Turchia abbia un tasso di interesse reale negativo inoltre complica seriamente la questione. In un cotesto globale difficoltoso, con un tasso di interesse reale negativo non sarà facile assicurarsi capitali esteri sufficienti a soddisfare il crescente fabbisogno di finanziamenti esterni.
Il peggioramento dell’outlook di crescita, associato all’aggravarsi del disavanzo esterno e al tasso di interesse reale negativo, è la principale causa del nostro attuale disinteresse per il mercato turco.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
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