Ue verso un deficit del 150%. Euro-bond sotto pressione

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di Marcella Persola 1 Luglio 2010 | 13:00
Il processo di invecchiamento della popolazione porterà a nuovi squilibri nelle finanze pubbliche

In tutta Europa si continua a parlare di riforma del sistema previdenziale e sanitario. Più volte la Commissione Europea sta richiamando i paesi al controllo del proprio debito pubblico sottolineando la necessità di mettere in ordine i conti e il deficit, che nel futuro diventeranno sempre più “consistenti” e difficilmente finanziabili. Cosa intendiamo dire? Che nel futuro, certo molto lontano, non è detto che l’emissione di bond governativi sia ancora così di appeal per l’investitore. Oppure potrebbe continuare ad esserlo solo a condizione che sia in grado di offrire rendimenti molto più elevati. A questo punto come finanzierebbero i governi i propri disavanzi? Abbiamo visto già recentemente che la Spagna nella sua ultima asta ha collocato 3,47 miliardi di buoni a lunga scadenza, pagando un rendimento maggiore rispetto all’asta precedente, ossia un interesse del 4,91% rispetto al 4,07% dell’ultima emissione. E questo non potrebbe essere l’unico caso. Un recente studio, condotto da Société Générale e intitolato “After the central banks, who will buy our government bonds?”, evidenzia proprio come lo scenario dei prossimi vent’anni cambierà radicalmente rispetto a quello che ha caratterizzato le ultime due decadi appena trascorse. Questo perché se nel passato i cambiamenti demografici e soprattutto l’ingresso nel mercato del lavoro dei baby boomers e la loro capacità di risparmio ha rappresentato un valido supporto al finanziamento delle nazioni, oggi lo scenario si presenta completamente etorgeneo. Il processo di invecchiamento della popolazione e la relativa fuoriuscita di queste persone dal mercato del lavoro, non controbilanciata da un crescente ingresso di nuovi giovani, porterà a uno squilibrio nelle finanze pubbliche. Inoltre i cambiamenti del welfare andranno sempre più a erodere la capacità di risparmio delle famiglie, che utilizzeranno i risparmi per sopperire alle necessità e quindi è più probabile che dirottino i propri investimenti verso forme di risparmio remunerative e di lungo periodo. Alcuni ipotizzano una maggiore propensione all’investimento nell’immobiliare a discapito di altre forme di risparmio. Altri sottolineano come la competizione tra emittenti diventerà sempre più forte, perché chi sarà in grado di offrire rendimenti migliori e più sostenibili nel tempo avrà la meglio. Secondo le stime di Société Générale entro il 2030 i due fattori indicati, ossia l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della capacità di risparmio, potrebbe rappresentare una perdita di ricavi del 30% in capo al Giappone, del 23-26% in capo rispettivamente a Francia e Germania e il 17% in capo agli Usa.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
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