Motore tedesco per l’Europa

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Il Vecchio Continente non convince. Analisti e gestori scommettono sulla Germania

di Redazione2 luglio 2010 | 10:00

di PierEmilio Gadda

Sembrava che il maxi-piano “anti speculazione” da 750 miliardi di euro, predisposto da Bce e Fondo Monetario Internazionale, potesse allontanare le preoccupazioni sul debito sovrano dei Piigs, responsabili di aver affossato i listini europei a più riprese nel primo semestre dell’anno. Ma lo scorso 25 giugno, il costo dell’assicurazione contro il rischio di fallimento della Grecia nei prossimi 5 anni – espresso dai Credit Default Swap – ha fatto segnare un nuovo massimo storico, salendo fino a 1.131 punti base. Secondo gli esperti interpellati da Soldi, del resto, alcuni nodi strutturali impediscono alle borse di ritrovare la fiducia, a partire dai dubbi sulla sostenibilità dei piani di risanamento varati dai Paesi dell’Ue. “Nel breve termine siamo preoccupati per gli sviluppi della situazione debitoria in Europa: tutti i consueti segnali di allarme – il rafforzamento del franco svizzero, l’oro tornato a battere nuovi record, l’allargamento degli spread di rendimento tra la Germania e i Piigs – stanno lampeggiando”, sottolineano gli analisti di Saxo Bank in un recente report. “Per tutta l’estate, i tagli alla spesa pubblica nel Vecchio Continente alimenteranno i timori legati alle possibili ripercussioni sulla crescita e non solo nel lungo termine, anche nel medio termine”. Non sembra esserci pace, dunque, per gli investitori che hanno puntato sui listini europei: da inizio anno, i fondi azionari specializzati hanno realizzato un misero 0,4% ma, nei prossimi mesi, di fronte a un eventuale peggioramento dello scenario nel Vecchio Continente, potrebbero andare in territorio negativo.
Marco Piersimoni, investment advisor di Pictet Funds, invita, tuttavia, a considerare anche i segnali positivi in arrivo dal cuore dell’Europa: “Nei mesi di marzo e aprile, gli ordini dell’industria in Germania sono cresciuti del 30% su base annua”. Decisamente contrarian, invece, le considerazioni di Giles Worthington, gestore del fondo M&G Pan European: “Credo che questo sia un ottimo momento per investire in azioni europee: in molti sono timorosi per la serie di cattive notizie che investono il mercato, ma il momento opportuno è adesso, perché le quotazioni azionarie sono molto basse: i mercati hanno già prezzato le notizie negative e hanno reagito in maniera eccessiva, creando un’eccellente opportunità per gli investitori di lungo termine”.
In questo quadro, i Paesi meglio posizionati sembrano essere Germania e Francia, ma anche l’Italia, perché potranno beneficiare di un euro più debole. Soprattutto, come segnala il market outlook di metà giugno pubblicato da ING Investment Management, a partire dal terzo trimestre dell’anno. La locomotiva tedesca potrebbe essere avvantaggiata anche per un altro motivo: “il peso dei titoli finanziari all’interno dell’indice è inferiore rispetto agli altri listini europei”, segnala Alessandro Caviglia, chief investment officer per Ubs (Italia). È proprio nell’ambito del settore finanziario che si intravedono, infatti, le maggiori difficoltà: l’intesa raggiunta dai leader dell’Ue per l’introduzione di una tassa sul sistema bancario, potrebbe penalizzare un settore già indebolito dai timori legati all’esposizione ai titoli dei Piigs da parte delle banche di alcuni Paesi. “Gli istituti finanziari non sono pronti per assorbire un aumento dell’imposizione fiscale”, avverte Mario Spreafico, head of investments per Schroders Private Banking. Il risultato è che, probabilmente, gli utili del comparto saranno più stabili, ma con prospettive di crescita non paragonabili a quelle realizzate prima della crisi. Su un altro punto gli analisti sembrano essere concordi: i prossimi, saranno mesi contraddistinti da grande incertezza.
“I mercati azionari sono destinati a muoversi lateralmente, in risposta alla forte volatilità: la fine del trend ribassista”, ipotizza Klaus Kaldemorgen, gestore azionario globale di DWS Investments, “coinciderà con il calo della volatilità”.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
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