Il nostro portafoglio a Stelle e Strisce

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di Camilla Gaiaschi 13 Luglio 2010 | 13:00
I gestori sembrano prediligere il mercato azionario americano. Ma quando si parla di Vecchio Continente sorge un dubbio: la crisi è solo fiscale e istituzionale.

John Carey, Pioneer Investment Management

Capitali solidi, utili e dividendi in crescita, prezzi a sconto rispetto ai fondamentali. Secondo John Carey, portfolio manager del più antico fondo comune del gruppo Pioneer, è tempo di puntare sull’America. «Il mio outlook sugli Usa è positivo – spiega – ci aspettiamo una crescita del 3-4% annua per i prossimi due anni. Dopo la tempesta molte società hanno rafforzato il capitale e presentano dei fondamentali più solidi mentre i flussi di cassa stanno tornando a crescere». Certo, restano le incognite dell’Europa e della Corea del Nord: «Dagli Usa guardiamo attentamente come si evolve la situazione nell’area euro – aggiunge – il dollaro forte non aiuta le imprese americane esposte all’export». Meglio quindi procedere con un accurato stock picking: «da sempre lavoriamo partendo dall’analisi delle singole società».
Un metodo che a fronte dell’attuale scenario marco-economico diventa essenziale: «alcuni titoli trattano con un premio sul rischio troppo elevato rispetto ai fondamentali e proprio per questo presentano forti potenzialità di crescita».
A quali azioni pensa? «Ai beni di consumo, come Johnson & Johnson, oppure a titoli come Lowe’s, Walgreen. Un’altra scommessa è quella sulle società di consulenza focalizzate nella riduzione dei costi, tramite per esempio la “virtualizzazioni” dei procedimenti: Citrix, Microsoft, Intel. Gli alimentari, come General Mills. Gli energetici, come Rio Tinto e Chevron. Tra i finanziari c’è Chubb, “tra le poche banche che non hanno ricevuto un supporto governativo».

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